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Vista dall’altra parte

Zlatan Ibrahimovc, calciatore del Milan, è positivo al Covid
L'immagine by Doha Stadium Plus è concessa in licenza con CC BY 2.0

Tutti parlano della positività al Covid di Ibrahimovic e del suo tweet da spaghetti western, che, personalmente, mi è piaciuto moltissimo.
Non da sbruffone, sarebbe poco, da onnipotente, come ha dimostrato sportivamente e caratterialmente di essere.
Non è una critica, è una constatazione, perchè non è semplicemente un uomo dal carisma irreale, ma un fenomenale calciatore.
E, soprattutto, lo è ancora a quasi 39 anni.
Avete presente la serie Netflix “Cobra Kai” che ci fa vedere la situazione con l’occhio del perdente, 35 anni dopo?
Ecco, io vi racconto il Covid di Ibra con l’occhio del tifoso del Bologna, che Zlatan ha asfaltato lunedì.
A proposito, quella serie l’ho letteralmente divorata, bellissima, e poi mi ha riportato alla mente il mitico “Karate kid” che è stato un cult della mia generazione.
Sono del 1968 e il film me lo vidi a 16 anni, tutti eravamo innamorati di Elizabet Shue e tutti quando litigavamo con qualcuno provavamo la mossa insegnata dal maestro Myagi.
Di norma prendevamo due cazzotti e mandavamo poi a spendere lui e il suo allievo…
In ogni modo Ibra ha asfaltato il Bologna, e mentre commentavo la partita in diretta per una televisione emiliano romagnola mi rendevo conto di che fenomeno fosse.
L’ho paragonato a Federer, non certamente nello stile, ovvio…, ma nel rendimento altissimo, nonostante l’età ( sono entrambi dell’81).
E noi felsinei che continuavamo a dirci: “Ma doveva venire da noi, era tanto amico di Mihajlovic…!”.
E ci pareva pure logico, certi che non sarebbe più stato il giocatore dei tempi belli, che la sua dimensione fosse la nostra, che fosse un ex campionissimo da sbandierare per il merchandising e che avrebbe fatto qualche gol tra un tortellino e un cubetto di mortadella.
Ci sbagliavamo, e di grosso, è ancora un giocatore da Milan, meglio, è ancora un giocatore da qualsiasi squadra di altissimo livello.
E a noi rossoblu non resta che guardarlo in maglia rossonera, mentre vola in cielo e di testa infila il gol dell’1 a 0 e poi bissa con un rigore imparabile nel sette.
In mezzo, poi, ci stanno giocate sopraffine e tanta leadership.
Il tempo di umiliarci e poi di risultare positivo al virus.
Sotto i portici ( già Bologna è la città più porticata al mondo ) qualcuno ha detto: “Ohi, se si ammalava un paio di giorni prima… Poi, per carità, che guarisca e bene, mo socmel!”.
Già, però che bello vederlo giocare, anche se l’ha vinta lui.
E’ come essere sconfitti da Michael Jordan che segna 40 punti: piuttosto che vincere e non ammirarlo, preferisco perdere.

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L’immagine by Doha Stadium Plus è concessa in licenza con CC BY 2.0

Jack Bonora

Scritto da Jack Bonora

Jack Bonora, giornalista bolognese, 51 anni. Da 35 racconto quello che succede nel mondo, vorrei continuare...