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STORIE E CURIOSITA’: I cartellini, nascita ed evoluzione

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Fonte immagine: CreativeCommnons

Le partite di calcio oggi sono fortemente caratterizzate dalla presenza dei cartellini, gialli e rossi, che decidono la sorte del giocatore in campo.

Ma come sono nati questi strumenti? Hanno davvero migliorato la condotta in campo dei calciatori?

Nella prima metà del novecento, i cartellini non esistevano, e chi commetteva falli brutti e attuava una condotta antisportiva veniva allontanato dal campo ed espulso dalla partita. Questo sistema però presentava diverse lacune, che si presentarono durante la seconda metà del ventunesimo secolo.

La Battaglia di Santiago: Cile ’62

Il primo campanellino d’allarme suonò durante la settima edizione della Coppa Rimet (Attuale Coppa Del Mondo) disputata in Cile nel 1962, dove tra le partite che spiccò maggiormente troviamo quella tra i padroni di casa del Cile e la nazionale italiana. La partita, anche grazie ai giornali locali e italiani che ci misero del loro a caricarla nei giorni precedenti, fu talmente violenta che venne ribattezzata come Battaglia di Santiago, proprio per il numero di scorrettezze che i giocatori attuarono e che condizionarono l’arbitro Ken Aston e il suo operato, il quale alla fine risultò negativo proprio perchè non aveva alcun mezzo per mantenere la calma dei giocatori in campo.

La svolta: Inghilterra ’66

Le cose iniziarono a cambiare quattro anni dopo, nella successiva edizione disputata sotto la corte della Regina Elisabetta II.

La sfida in questione è Inghilterra-Argentina, sfida valevole per l’accesso alle semifinali, dove successe un fatto molto singolare: il giocatore albiceleste Rattìn si rifiutò di uscire dal campo dopo essere stato cacciato dall’arbitro dell’incontro, continuando addirittura a giocare per altri dieci minuti. Questo fatto fu senz’altro la goccia che fece traboccare il vaso per i vertici FIFA, in particolar modo per il responsabile degli arbitri Ken Aston, proprio lo stesso arbitro che quattro anni prima si vide crollare davanti una carriera per gli stessi comportamenti antisportivi. Così alla fine di quell’edizione, Aston decise di trovare una soluzione che alleviasse in qualche modo i comportamenti scorretti dei calciatori in campo, stabilendo una linea di confine tra ciò che è lecito e ciò che non lo è.

Attuò quindi i cartellini gialli e rossi, che potevano essere utilizzati dagli arbitri in campo: i primi venivano sventolati al calciatore come avvertimento, i secondi invece sancivano la loro espulsione dal campo. L’innovazione fu ben presto accettata e attuata a partire dagli anni ’70.

I cartellini all’epoca della tecnologia: VAR

9 luglio 2006: una data che molti italiani ricorderanno con piacere, dove videro la propria nazionale trionfare nella coppa del mondo disputata in Germania contro la Francia.

Ma quella partita non è ricordata solo per i festeggiamenti, ma anche per un episodio che fece capire più che mai che la tecnologia nel calcio andava introdotta: l’arbitro dell’incontro Elizondo espelle dal campo il francese Zinedìn Zidane a causa di una testata rifilata a Materazzi, una decisione che sarà ricordata come la prima ad essere presa dopo aver usufruito delle immagini TV a bordocampo. Una svolta che con gli anni porterà prima la UEFA e poi la FIFA ad introdurre la moviola in campo, meglio nota come VAR. Con questo strumento gli arbitri hanno potuto verificare meglio i comportamenti dei calciatori e distinguere in maniera più precisa gli interventi onesti da quelli antisportivi.

Se ancora oggi il calcio è uno sport dettato da valori come la correttezza, lo dobbiamo anche grazie a questi cartellini.

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Fonte immagine: CreativeCommnons

Antonino Nicolò