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Sinner svela alcuni retroscena della sua vita

Dal calcio allo sci, al tennis: la calma come virtù dei forti.

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Fonte immagine: Instagram

Jannik Sinner si racconta!

Il giovanissimo e brillante giocatore di tennis, svela alcuni tra i suoi retroscena che hanno riguardato sempre il suo interesse per il mondo dello sport in generale.

Si dice dapprima affascinato dallo sci e dal calcio, ma anche dal tennis, un amore che è nato successivamente, ma che è sbocciato al momento giusto:

“Da bambino ho sciato, giocato a calcio e anche a tennis, ma la racchetta non è stata il mio primo sport. Lo praticavo solo un paio di volte a settimana e in campo mi divertivo, mi divertivo molto. Ora ovviamente le cose sono cambiate, ma mi piace ancora giocare. Non ho iniziato a guardare molto tennis a 13 o 14 anni. Seguivo di più le gare di sci, ma c’è stato un momento in cui ho iniziato a vederlo di più per Andreas Seppi, che è vicino a dove sono cresciuto. E poi Federer. 

A 13 anni e mezzo decisi di andare a Bordighera, all’accademia Riccardo Piatti. È stata una mia scelta e ho deciso di lasciare il calcio e lo sci alle spalle. Penso di averlo fatto perché mi piace molto giocare e non c’è molto da giocare nello sci. Scendi da una collina per un minuto e mezzo, e nel momento in cui commetti un errore non puoi più vincere. Non mi piaceva essere settimo o ottavo in una competizione, quindi ho scelto il tennis”.

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La pazienza è la virtù dei forti

Nonostante i suoi pochi anni, Sinner si mostra molto maturo sia fuori che dentro dal campo, afferma che il rispetto nel mondo dello sport ed in generale è l’elemento principale che non deve mai mancare, insieme alla calma, che ritiene fondamentale e che afferma di essergli stata trasmessa dai suoi genitori: “Tutti i giocatori si innervosiscono durante una partita, ma cerco di stare calmo perché le partite possono essere molto lunghe. Penso di doverlo ai miei genitori, che hanno lavori molto semplici; mio padre è un cuoco e mia madre serve i piatti nello stesso ristorante. Hanno molto rispetto per il loro lavoro e credo che mi abbiano trasmesso quella mentalità: rispetto per il lavoro, rispetto per tutti, impara ad accettare che in campo può succedere di tutto. La stessa cosa succede lì al ristorante: tutto può succedere e bisogna stare calmi”.

Un campione che ci piace sia nel campo che fuori!

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