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Serie A: Sulle ali della vittoria (Seconda Parte)

A poco più di un mese dall’inizio della nuova Serie A proviamo a capire dove ci eravamo lasciati e cosa manca alle big del campionato.

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Fonte immagine: Facebook

Alla Juventus sta diventando una frequente abitudine quella di riaccogliere tra le proprie fila protagonisti del passato andati via sbattendo la porta. E’ successo con Bonucci e Higuain e la storia si ripete con Max Allegri. Solo due anni fa i bianconeri decisero di cambiare rotta puntando sul progetto del “bel gioco”. Arrivò Sarri e il finale lo conoscete già. Si ritorna quindi al passato con uno sguardo al futuro e qualche inevitabile incognita. Il mister toscano, rimasto a guardare per due stagioni, si riprende la squadra con cui aveva aperto e chiuso un ciclo vincente ma rimasto incompiuto in Europa. E l’obiettivo è sempre lo stesso, vincere. La trionfale campagna europea azzurra gli consegna una coppia di centrali difensivi in delirio di onnipotenza calcistica e un Chiesa versione top player ma qualche lacuna da colmare non manca. In mezzo al campo i bianconeri sono a caccia di un play, visto che Bentancur, per stessa ammissione di Allegri, è inadeguato in quel ruolo e Arthur ne avrà per qualche mese a causa dei continui problemi fisici. 

Il nome caldo è quello di Locatelli ma il Sassuolo dopo le brillanti prestazioni con la Nazionale ha comprensibilmente alzato le pretese ma l’affare si farà, la volontà del giocatore è chiara.

E Cristiano Ronaldo? In attesa di rivederlo alla Continassa lui lancia messaggi criptici che probabilmente nulla hanno a che vedere con il suo futuro in bianconero. Ma se le cose dovessero cambiare all’improvviso, i dirigenti bianconeri se ne farebbero una ragione, con buona pace dei tifosi e per la gioia delle casse societarie.    

Dimenticare in fretta

I tifosi del Napoli avranno benedetto questo Europeo trionfale, l’amara serata col Verona che ha sancito la mancata qualificazione in Champions è stato un boccone che tutt’ora resta difficile da mandar giù con l’aggravante che nelle settimane successive la società partenopea ha perseverato quel fastidioso silenzio. Chiusa la parentesi Gattuso, il Napoli riparte da Luciano Spalletti con l’ambizione di ritornare subito in Champions League, traguardo che l’ex tecnico nerazzurro ha raggiunto più volte in carriera. Le basi per cancellare la delusione sono buone perciò Spalletti dovrà lavorare soprattutto sulla testa dei suoi e spera di poter contare su Koulibaly e Insigne, entrambi in scadenza nel 2022 e non del tutto certi di rinnovare il contratto. Se l’attacco resterà pressochè immutato, è la difesa il reparto su cui intervenire ma si lavora sottotraccia e non è escluso che arrivino due colpi a sorpresa per sostituire Hysaj e Maksimovic.   

    

Placare gli eccessi

Se il Napoli deve cancellare il traumatico finale di campionato, a Roma si vive da qualche settimana un clima di esaltazione collettiva che ha un nome e un cognome, Josè Mourinho. 

La piazza giallorossa è notoriamente difficile da gestire nel bene e nel male ma lo Special One, maestro nella comunicazione, già indicato la strada condividendo con la società la scelta dei rinforzi e dei punti di forza della rosa. Zaniolo, Mancini e Dzeko al centro del progetto, un portiere esperto e affidabile come Rui Patricio, il sogno Xhaka e l’esterno Matias Vina ai dettagli per sostituire lo sfortunatissimo Spinazzola. 

I Friedkin assecondano le richieste del portoghese ma le aspettative per la nuova Roma di Mou sono altissime e lui stesso lo ha ammesso nella sua prima conferenza stampa: “Fase discendente? Quello che per me è un disastro altri non lo hanno mai fatto in vita loro, ma la colpa è mia, di ciò che ho fatto in passato”.  Ci sarà da divertirsi.  

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Scintille da derby

Il clima nella capitale rischia di diventare rovente, la risposta della sponda laziale della capitale non si è fatta attendere e il nome di Maurizio Sarri, antidivo per eccellenza, rischia di rendere il prossimo derby, a dir poco incandescente, anche dal punto di vista dialettico. 

La Lazio di Inzaghi aveva un sistema collaudato basato sul 3-5-2 dove gli esterni viaggiavano a mille all’ora e Luis Alberto era l’uomo chiave per accendere la scintilla di Immobile e Correa. Sarri potrebbe proporre il suo 4-3-3 con Immobile punta centrale, e in quest’ottica appare più che funzionale il rientro di Felipe Anderson, dopo la parentesi al West Ham. Ergo, serve un ulteriore esterno e una soluzione tattica per Milinkovic Savic, pezzo pregiato della rosa biancoceleste. Depotenziarlo sarebbe un pericoloso autogol, tecnicamente ma soprattutto economicamente. 

Ci sarà molto da lavorare ma il progetto è ambizioso.  

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