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Serie A: L’abitudine alla vittoria

Il filo conduttore è sempre lo stesso, nella serie A più folle dell’ultimo decennio per qualcuno il rischio è quello di fare collezione di rimpianti

Serie A: L'abitudine alla vittoria
Fonte immagine: *Pagina Facebook Inter

Mentalità. Parola spesso abusata ma mai come in questa stagione anello mancante nella catena di montaggio dello Scudetto. Per molti osservatori avere 3 squadre racchiuse in un punto significa avere un torneo equilibrato e avvincente dopo anni passati a celebrare squadre cannibali capaci di chiudere i conti con due o tre mesi di anticipo. Altri invece sostengono che questo equilibrio sia frutto di un livellamento verso il basso della nostra Serie A, incapace di esprimere la qualità tale da ricucire il gap con le grandi d’Europa. Dove sta la verità?

 

E’ tutto vero

Partiamo da un presupposto doveroso: fino al 70esimo minuto del derby di Milano la contesa Scudetto sembrava totalmente ad appannaggio dell’Inter di Inzaghi ma spesso gli episodi rischiano di capovolgere l’inerzia e a quel punto la testa svolge un ruolo fondamentale perché essere in grado di assorbire uno schiaffo e ripartire è peculiarità della grande squadra. I nerazzurri da quel momento hanno accusato un calo vertiginoso consentendo a Milan (soprattutto) e Napoli di rintuzzare pian piano lo svantaggio fino al sorpasso concreto, al netto della partita da recuperare. Ma qui viene il bello ossia l’incapacità a gestire la testa della classifica come se essa stessa avesse un peso schiacciante. Di sicuro il fatto di giocare sapendo che il tuo avversario ha fatto ciò che non era nelle attese non è piacevole ma da qui a utilizzare questo come un alibi ce ne passa. La Grande Squadra è tale nel momento in cui si isola da tutto ciò che accade intorno a sé e riesce a concentrarsi sulla sua forza e sull’obiettivo da raggiungere. Sembra facile, ma è lo step più importante e complicato del processo di crescita di chi ambisce alla vittoria.

 

Lo Scudetto dei rimpianti

A sei giornate dalla fine del campionato le antagoniste dell’Inter fanno a gara nel non riuscire a gestire la necessità di fare risultato a tutti i costi. Il Milan ha smarrito completamente la lucidità in fase offensiva, ed è opportuno parlare di lucidità perché i rossoneri creano tanto ma al momento di concludere la vista si annebbia e la porta si rimpicciolisce come se il pallone pesasse il triplo. Pioli ha fatto un lavoro eccezionale con la rosa a sua disposizione e probabilmente le difficoltà attuali nascono proprio dal fatto di non avere l’abitudine a trovarsi così vicini all’obiettivo ora che si intravede lo striscione del traguardo.

Non può che essere un problema di natura psicologica anche quello del Napoli. La squadra vista in campo contro la Fiorentina è apparsa paralizzata, come se lo stadio pieno e l’entusiasmo dei 60000 mila del “Maradona” avesse sortito un effetto controproducente sui calciatori. E non è bastata l’ennesima partita “galoppante” di Osimhen per coprire le lacune che erano comparse più volte durante questa stagione. Il “mal di vittoria” rischia di trasformarsi in vera e propria patologia se entrambe non dovessero riuscire a guarire in tempi brevi, impresa molto più ardua di quanto si possa immaginare.

 

La verve ritrovata

Al contrario delle rivali l’Inter vista nel tardo pomeriggio di sabato ha spazzato via tutte le perplessità emerse dalla pur vittoriosa trasferta di Torino. E proprio al contrario di Milan e Napoli, il trionfo contro gli odiati rivali bianconeri ha restituito consapevolezza alla squadra di Inzaghi che contro il Verona ha giocato un primo tempo di grandissima intensità archiviando il risultato in mezz’ora e gestendo il resto della partita con relativa tranquillità. A dimostrazione che solo con ritmo, velocità e idee chiare si possono raggiungere gli obiettivi. Ma nel campionato dei capovolgimenti repentini guai a pensare che sia tutto già scritto. La strada verso il tricolore è più impervia di quanto si possa immaginare, e per quanto lo spettacolo non sia sempre edificante, tutto sommato va bene così.

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Fonte immagine: *Pagina Facebook Inter