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Serie A: Imparare ad essere grandi

Vincono le prime 5 della classifica, compresa la Juventus che ribalta la Roma in soli 7 minuti. Per Mourinho gli alibi sono davvero esauriti.

Serie A: Imparare ad essere grandi
Fonte immagine: *Pagina Facebook Roma&Sport Magazine

A voler essere sinceri, che Roma-Juve potesse monopolizzare l’incipit dell’editoriale di giornata non lo avrei mai immaginato. Un po’ per le posizioni di classifica che vedevano le due rivali lontane dai piani alti della classifica e soprattutto per la qualità di gioco che entrambe riescono (o forse sarebbe meglio dire “non riescono) ad esprimere attualmente. Eppure all’Olimpico si è assistito ad una delle partite più avvincenti dell’intero campionato. Uno stillicidio di emozioni infinito in cui ha prevalso probabilmente la più lucida delle due squadre e non è detto che corrisponda alla più meritevole.

 

Harakiri Roma

Che i giallorossi fossero umorali, spesso al punto di divenire isterici, era apparso evidente in più occasioni. Che potessero dilapidare un vantaggio di 2 gol nonostante la sensazione di totale controllo era davvero impossibile anche solo ipotizzarlo. La Juventus annaspava nella sua perdurante pochezza resa ancora più visibile dal tremendo infortunio di Chiesa (quanto mancherà!) e dall’intermittenza di Dybala, autore del gol del pareggio ma ancora lontano dalla sua versione più brillante.

Succede quindi che Pellegrini si traveste da Totti e regala agli spettatori una perla assoluta su punizione che si spegne all’incrocio dei pali per il momentaneo 3 a 1. Sembra la definitiva consacrazione di questo ragazzo  dalle notevoli doti tecniche ma spesso accusato di avere ancora un deficit di personalità. Ma il calcio sa essere crudele. Entra Morata e capovolge la partita.

Lo spagnolo sembra avere l’argento vivo addosso, pennella il cross del 3 a 2 per Locatelli (lasciato colpevolmente solo), partecipa alla mischia che genera il pareggio di Kulusevski e tiene costantemente in affanno la disorientata difesa giallorossa che consente addirittura a De Sciglio, non proprio un bomber di razza, di trovare quello che sarà il gol vittoria. E’ a quel punto che si consuma lo psicodramma romanista. De Ligt anticipa con un braccio Abraham in area provocando il rigore del potenziale 4-4. Ed è proprio il nuovo figlioccio di Roma che si assume la responsabilità del tiro dagli 11 metri ma, ancora una volta, mostra le sue fragilità tirandolo malamente addosso a Szczesny che aveva anticipato il suo movimento. Finisce con i bianconeri in festa e Mourinho costretto a leccarsi le ferite, talmente scosso da non sapere nemmeno lui con chi prendersela.

 

Vittorie da grandi

Vincono tutte, dicevamo. Lo fa l’Inter con una prova meno spettacolare di altre ma solida e concreta al punto giusto. In assenza dei guizzi degli attaccanti ci pensano due difensori, Skriniar e Bastoni a sbarazzarsi della Lazio di Sarri, portando a otto il numero di vittorie consecutive e a sedici il numero dei giocatori a segno dall’inizio. E quella di domenica prossima con l’Atalanta si profila una sfida imperdibile.

Non sbaglia nemmeno il Milan, ormai apparentemente immune all’emergenza.

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I rossoneri liquidano  la pratica Venezia sfruttando a pieno la corsia sinistra lungo la quale Leao e Theo Hernandez imperversano, sconquassano e  divellono ogni cosa si ponga loro davanti trasformando la domenica dei veneti in un vero e proprio incubo. Gli uomini di Pioli restano quindi in scia all’Inter e col recupero degli assenti e le settimane libere da impegni europei, il destino del campionato sembra tutt’altro che segnato.

E non è escluso che in questa lotta, apparentemente a 2, possano rientrare Napoli e Atalanta. Il momento dei partenopei non è dei più felici a causa delle infinite assenze ma dall’Epifania ad oggi  il bottino di 4 punti li tiene potenzialmente in corsa. E se Spalletti dovesse uscire indenne dalla burrasca in cui naviga non è escluso che col recupero di Osimhen (ormai imminente) e il rientro di Anguissa e Koulibaly dalla Coppa d’Africa possa dire la sua. Il crocevia della stagione potrebbe quindi essere lo scontro diretto del 13 febbraio al “Maradona” con l’Inter, a patto che nelle prossime tre giornate non ci siano altri fragorosi inciampi come già accaduto con Empoli e Spezia.

Last but not least, riecco l’Atalanta che seppellisce la malcapitata Udinese a domicilio e si presenta allo scontro diretto con gli uomini di Inzaghi più agguerrita che mai. Pur senza la straripante fisicità di Zapata e l’estro di Ilicic, Gasperini sa come mettere in difficoltà la capolista. Da neutrali, la speranza è che lo spettacolo del Gewiss Stadium di domenica prossima sia pari a quanto visto nella partita di San Siro, un bellissimo 2 a 2, spot e preludio perfetto per questa spumeggiante Serie 21/22.

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