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Roy Keane spezzò la gamba e la carriera al padre di Haaland: “L’ho colpito dannatamente forte”

Roy Keane e Haaland
Fonte immagine: *youtube

Pensate di essere vendicativi? Notizia del giorno: non lo siete abbastanza! Già, non in confronto a Roy Keane, l’uomo che incarna perfettamente la frase “occhio per occhio, dente per dente”.

Non è mai stato famoso per la sua calma, anzi di episodi folli ne ha combinati tanti, Roy Keane, idolo della tifoseria del Manchester United, irlandese abbastanza “grintoso” per non dire rissoso! Tanto da decretare la fine della carriera del padre di Haaland, ma andiamo con ordine.

La sua carriera da professionista comincia nel Nottingham Forrest, dove inizia a mostrare il suo carattere poco tollerante: 22 reti in 3 stagioni ma non è questo il punto, perché l’ex centrocampista colleziona un bel po’ di espulsioni e squalifiche. Della serie: quando già agli esordi fai capire chi sei…

Dopo quest’esperienza però passa ai Reds, dove rimane per ben 13 anni, diventando capitano e conquistando una Champions League, 7 Campionati e 4 Coppe d’Inghilterra.

La sua fama da bad boy  è legata ad una storia particolare che inizia nella stagione calcistica 1997/1998.

Siamo a settembre 1997, si gioca il nono turno di Premier League, i Leeds affrontano il Manchester United.

Durante il secondo tempo, in vantaggio per i padroni di casa, i Red Devils provano a rimontare, azione sulla fascia e Roy Keane viene fermato da Haaland. Così l’irlandese finisce a terra, davanti allo stupore e l’incredulità di Haaland che non crede alla “sceneggiata” messa in piedi, così si dirige verso il calciatore di Ferguson, gli dice di rialzarsi, di non fingere ma Keane effettivamente si rompe i legamenti e deve abbandonare la stagione. Il centrocampista lascia il campo in barella ma non dimentica il torto subito. Un torto che gli costa l’uscita di scena ma che Roy Keane sfrutta per riprendersi e tornare sulla cresta dell’onda nel 1998, più carico che mai.

Dopo quell’episodio, i due si incontrano in altre gare, ma la vendetta è un piatto che va servito freddo, si sa!

Arriva il giorno del giudizio, nell’aprile del 2001, all’Old Trafford. Fatalità del destino, Keane si trova ancora davanti al suo atteso collega ma questa volta è il momento di togliersi i sassolini dalla scarpa.

L’irlandese interviene duramente su Haaland e gli spezza la gamba. Certamente un comportamento antisportivo, che scatena il caos mediatico.

“Avevo aspettato abbastanza. L’ho colpito dannatamente forte. La palla era là (credo). Beccati questo s*****o. E non provare mai più a ghignarmi in faccia che sto simulando un infortunio”.

Con queste parole il centrocampista conclude il suo show, che gli costa il fermo di 5 gare e 200.000 di multa. Dall’altra parte però causa la fine della carriera al suo avversario.

Un intervento, spiega il giocatore, teso a ferirlo ma probabilmente non a fermare definitivamente la carriera. “Mi ha fatto del male l’idea che mi fossi quasi vantato di aver ferito deliberatamente un giocatore, nella speranza di vendere qualche libro in più. Ma volevo colpirlo, mi ha fatto incazzare. Volevo fargli male, non me ne pento. Ma non desideravo infortunarlo così. Era azione, era calcio, e cane mangia cane. L’ho affrontato altre volte, perché avrei dovuto aspettare anni? Per anni ho pensato lo colpirò, lo colpirò? No. Era nella mia mente? Certo. Come pensavo di colpire Shearer, Vieira, Batty, Lee. Ho preso a calci molti giocatori“.

Una storia di rabbia e follia, lasciatecelo dire! Roy Keane dovrebbe prendere esempio da Haaland junior e imparare a meditare.

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