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Ronaldo il Fenomeno-l ’infortunio: accade oggi

ronaldo il fenomeno
Fonte immagine: Ultimo Uomo

“A diciassette anni Ronaldo, che prende soltanto il nome della madre e quindi di Nazário da Lima e di secondo fa Luís, era la macchina più perfetta mai vista su un campo di calcio. Una struttura muscolare incredibile, la capacità di accelerare fino ai venti, ventidue all’ora senza problemi. Totalmente ambidestro, con una capacità indimenticabile di curare il particolare alla massima velocità. Non è guidare una Lamborghini Murcielago, è essere una Lamborghini Murcielago”. (Federico Buffa racconta Storie Mondiali).

Era il 12 aprile 2000, una data-maledetta- che per ogni amante del calcio, riporta alla memoria una sola cosa: quell’ infortunio di Ronaldo durante Lazio-Inter.

Il Fenomeno, superfluo giustificarne il perché, lasciava il campo in lacrime. Le stesse lacrime versate dai suoi tifosi, dai milioni di ragazzini che lo idolatravano, da un’intera generazione che ha avuto la fortuna di vederlo giocare.

Quel maledetto 12 aprile è una data storica impressa nella memoria di tutti, aldilà dei colori, aldilà della squadra. Segna una linea di demarcazione, che nessuno avrebbe voluto oltrepassare.

Ma che ne sanno i 2000 del Fenomeno? Colui che era considerato il calciatore più forte del pianeta, Luis Nazario de Lima, arrivato dal Brasile a mostrarci cos’è il calcio.

Quel giorno Ronaldo rientrava da un infortunio che gli causò problemi già da settembre 1999, una tendinopatia rotulea. Il club non aveva dubbi: Il brasiliano doveva continuare a giocare, sempre sottoposto a terapia, fino al 21 novembre, quando durante il match contro il Lecce, si lacerò parzialmente il tendine rotuleo destro. Lo stop e poi il ritorno, quel 12 aprile, durante la finale di andata di Coppa Italia, Lazio-Inter. I nerazzurri perdevano 2-1, quando l’allora allenatore Lippi, decise di sferrare la sua carta magica: mandare in campo Ronaldo per stravolgere il risultato. Solo un giocatore poteva farlo, quel giocatore era lui.

Una volta in campo, il Fenomeno provò il suo doppio passo, ma fu allora che accadde quello che non doveva accadere: il ginocchio ebbe un cedimento. Improvvisamente lo stadio si gelò, un silenzio assordante e tra le mani in testa di calciatori e tifosi, Ronaldo stringeva il ginocchio destro. Lasciò il campo tra urla e lacrime. Quelle lacrime che il prato dell’Olimpico piange ancora.

Proprio questa scena, è una delle più significative degli anni 2000. Segna la fine di un’“epoca storica” del calcio. Un’epoca in cui c’era un fuoriclasse su tutti, uno che dribblava gli avversari con una classe da far uscire le orbite dagli occhi. Azioni impossibili per gli altri, che non trovano una spiegazione razionale. Ma il talento, quello vero, non è razionale, è innato e raro. La fisica si faccia da parte, nessuna legge è in grado di spiegare come Ronaldo saltava gli avversari.

Non lo prendevi il Fenomeno, nemmeno se eri Bolt, nemmeno se lo accerchiavate in cinque. Lui, saltava tutti, con delle azioni che erano spettacolo puro. Come una palla da bowling che scansa i birilli, Ronaldo arrivava in porta ed era una sentenza!

Dopo quella data, il calciatore continuò a giocare ma la sua carriera si avviò verso il declino.

Un talento clamoroso, allucinante, che come un incantesimo, è durato troppo poco. Ma infondo abbiamo avuto il privilegio di vederlo giocare.

E se è vero che “torneranno i cinema all’aperto e i figli delle stelle”, forse credere in un ritorno di Ronaldo il Fenomeno è troppo, in clima pasquale, sarebbe una resurrezione. E non siamo blasfemi.

Maria Caterina Crugliano

Scritto da Maria Caterina Crugliano

Copywriter dell’ironia. I miei genitori devono ancora capire che lavoro faccio. Penso quindi scrivo (e rido).