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Robinho accusato di stupro: “In galera immediatamente”

Robinho rishcia il carcere per stupro, ci sono intercettazioni.
"Robinho" by Alfonso Jiménez is licensed under CC BY-SA 2.0 .

Per l’ex calciatore del Milan, Robinho, l’esperienza al Santos è durata solo una settimana, per lui ci sono guai in vista.  Infatti questo accordo è stato risolto dopo le proteste a seguito della condanna italiana a nove anni di carcere per un episodio di violenza sessuale avvenuto nel 2013, proprio quando giocava nel Milan.

Sull’episodio il Ministro brasiliano dei diritti umani, della famiglia e delle donne, Damares Alves, è intervenuto con parole che lasciano poco spazio all’immaginazione: “Non ho altre parole da aggiungere. So che c’è ancora un appello, ma adesso c’è anche un audio. Di cosa abbiamo bisogno ancora? Prigione. Nessuno stupratore può essere applaudito”. Dichiarazione che fa riferimento alla volontà del calciatore classe 1984 di voler tornare a giocare a calcio.

“So che c’è ancora un appello, ma penso che sia tutto molto chiaro. Vedere le trascrizioni di ciò che è avvenuto mi ha provocato nausea e voglia di vomitare. È stato molto brutto aver letto quello che ho letto, soprattutto da un calciatore come lui. Parliamo di un crimine e l’aggressore non merita alcuna considerazione. Non dobbiamo fare alcuna concessione solo perché è un giocatore. Deve scontare la sua pena, lì o qui, immediatamente”.

Nel 2017 la giustizia italiana ha condannato l’attaccante a 9 anni di carcere e per il momento si attende l’esito del processo di primo grado che inizierà il 10 dicembre.

Il brasiliano ed il suo avvocato hanno da sempre ribadito la propria innocenza che oggi è messa in dubbio da nuove intercettazioni.

Circa una settimana fa avevamo parlato proprio del ritorno del calciatore al suo club d’esordio: Robinho al Santos guadagnerà 230 euro al mese.

Fonte immagine: *“Robinho” by Alfonso Jiménez is licensed under CC BY-SA 2.0 .

Maria Caterina Crugliano

Scritto da Maria Caterina Crugliano

Copywriter dell’ironia. I miei genitori devono ancora capire che lavoro faccio. Penso quindi scrivo (e rido).