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Milan, pronta la rivoluzione: resteranno in pochi dopo questa stagione

Fonte immagine: Wikipedia Commons

Partirà tra poche ore la seconda trance della stagione, che si riapre con la doppia sfida di coppa Italia che decreterà le due finaliste che si affronteranno mercoledì 17 all’Olimpico di Roma. La prima semifinale metterà di fronte Milan e Juventus, con i rossoneri che dovranno cercare di rimontare dall’1-0 rimediato all’andata in quella che sembra assumere i contorni di una missione quasi impossibile.

Mancherà Zlatan Ibrahimovic, che è squalificato ma in ogni caso non sarebbe potuto scendere in campo in quanto infortunato. Mancherà Samu Castillejo, anche lui appiedato dal giudice sportivo dopo la gara dell’Allianz Stadium e di recente protagonista di una rapina a mano armata da lui subita in centro a Milano. E mancherà Theo Hernandez, uno dei pochi a salvarsi in questa stagione a tinte più nere che rosse.

Tuttavia, non sembra essere la gara di san Siro il centro nevralgico dei pensieri in casa Milan. La dirigenza ha approfittato del periodo di inattività da lockdown per il Coronavirus, per provare a progettare il futuro con qualche settimana di vantaggio. E quel che è venuto fuori è che davvero pochi tesserati resteranno a rappresentare il Diavolo nella stagione 2020/2021, in cui a Milanello si prospetterà l’ennesima rivoluzione.

A partire dall’allenatore, che con ogni probabilità non sarà Stefano Pioli anche se dovesse centrare obiettivi come la vittoria della coppa o la qualificazione in Europa. Al suo posto arriverà Ralf Rangnick, iconico tecnico tedesco che ha avviato il progetto Lipsia prima che venisse messo in mano a Nagelsmann. Ma anche tra i giocatori ci sarà un netto “repulisti”, in tutti i reparti della rosa.

Resterà Donnarumma insieme a capitan Romagnoli, si tenterà di ripartire da Bennacer e dal fresco rinnovato Bonaventura a centrocampo; si spera di trattenere Rebic con il rinnovo del prestito con l’Eintracht Francoforte, mentre con ogni probabilità non ci sarà il prolungamento del bis rossonero di Ibra. E proprio lo svedese ha avuto un duro faccia a faccia con l’amministratore delegato Ivan Gazidis nelle scorse ore.

Al centro della contesa, la decisione condivisa con lo spogliatoio di ridurre gli ingaggi per ammortizzare le perdite causate dalla mancanza di calcio giocato per via dell’emergenza Covid. Ibrahimovic avrebbe esclamato che “questo non è il suo Milan” e che è tornato in Italia “solo per passione”. Dunque i tifosi rossoneri dovranno iniziare a pensare al modo per salutare lo svedese.

Ibra non è stato l’unico a scagliarsi contro Gazidis, per aver dato una comunicazione simile proprio a ridosso di una delle poche partite decisive per una stagione nera per il suo Milan. In primis capitan Romagnoli ha contestato proprio il tempismo con cui l’ad ha voluto incontrare la squadra, pur avendone tempo e modo prima. Segni inequivocabili di un progetto che sembra non esserci.

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Fonte immagine: Wikipedia Commons

Francesco Cammuca