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Un uomo da record: Pietro Mennea, la freccia del sud

record Pietro Mennea
fonte immagine: *wikipedia

Se parliamo di uomini da record Pietro Mennea è senza dubbio l’idolo di un’intera generazione: i cosiddetti boomer.

Velocista, politico, saggista, “la freccia del sud” si è fatto spazio nel sociale dopo aver sbaragliato tutti con le sue prestazioni sportive.

Il buongiorno si vede dal mattino e Mennea ne è l’esempio lampante. Un particolare aneddoto racconta che Pietro, a soli 15 anni, vinse in velocità una Porsche e un’Alfa Romeo, sfrecciando per le vie di Barletta. L’adolescente in cambio ebbe 500 lire, la giusta ricompensa per una serata al cinema senza chiedere denaro ai genitori. Madre casalinga e padre sarto, il velocista nacque in un’umile famiglia pugliese, circondato dalla compagnia dei suoi quattro fratelli.

Un anno dopo quella scommessa per strada, il ragazzo partecipò al trofeo “Vele dello sport” ma il vero debutto lo ebbe dopo il trasferimento a Formia. Il giovane cominciò la sua carriera professionale con i Campionati europei del ’71. In quell’occasione Mennea arrivò terzo nei 100 piani e sesto nei 200 metri.

Un anno dopo la competizione europea, arrivarono le Olimpiadi di Monaco ed il pugliese raggiunse la fine del podio.

Nel 1974 il barlettano ottenne l’oro nei 200 metri ma seguì un periodo di prestazioni deludenti. Una sorta di blackout che capita a tutti, anche ai migliori, ma dal quale, chi ha talento, ne esce più forte di prima.

Allora ecco che lo studente di Scienze Politiche partecipò alle Universiadi e lasciò il segno. Stabilì un nuovo record, Pietro Mennea, un tempo di 19″72 nei 200 metri piani che rimase incontrastato per 16 anni e 324 giorni. Arrivò poi un tale Michael Johnson a scombinare un equilibrio che sembrava perpetuo.

Altro giro, altra corsa. L’atleta partecipò ai Giochi Olimpici 1980 portando a casa un altro oro.

L’indecisione fa da padrona nei giovani, si sa, ed anche Mennea si prese un periodo di riflessione. Passò un solo anno lontano dalle piste ma non riuscì a desistere al richiamo del vento dritto in faccia.

D’altronde si torna sempre dove si è stati bene e Pietro stava bene in cima alla classifica mondiale.

Per questo, il 22 marzo 1983 i media di tutto il mondo riproposero quei titoli che erano ormai routine: record Pietro Mennea nei 150 metri piani. Un primato mondiale ancora imbattuto.

Non ci fu solo lo sport nella vita di questo campione ma anche tanta cultura. Pietro si laureò in Scienze Politiche, Giurisprudenza, Scienze Motorie e Lettere. Un uomo che non si accontentava facilmente, questo lo abbiamo capito. Trofei e lauree non lo soddisfecero, così “la freccia del sud” si diede alla carriera politica, come deputato europeo nel 1999.

Tutte queste attività saranno bastate? A quanto pare, no.

Mennea fu docente di Legislazione europea delle attività motorie e sportive all’Università “Gabriele D’Annunzio” di Chieti presso la facoltà di Scienze dell’Educazione Motoria e nel 1998/1999 divenne direttore generale della squadra di calcio Salernitana.

Un uomo poliedrico che si impegnò anche nel sociale. Pietro e sua moglie, Manuela Olivieri, fondarono una Onlus con lo scopo di donare assistenza personale ed economica ad enti di ricerca, associazioni sportive ed istituzioni culturali.

Nominato Commendatore e Grande Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana, il suo successo ebbe una eco internazionale. A Londra gli venne dedicata una stazione metropolitana durante i giochi olimpici del 2012.

L’uomo da record, Pietro Mennea, si spense nel 2013, dopo una lotta contro un male incurabile.

Ieri sera è andato in onda su Rai 1 il primo episodio della serie televisiva “Pietro Mennea – La Freccia del Sud”.

Una storia che vale la pena di essere vista.

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Fonte immagine:*wikipedia