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Ray Lewis, un campione tra angeli e demoni

Ray Lewis
Fonte immagine: *Flickr

Ray Lewis le ha viste proprio tutte…

Un atleta dalla storia particolare, Ray Lewis. Fedelissimo alla maglia dei Baltimore Ravens della National Football League, con la quale ha giocato per tutta la sua carriera.

È considerato uno dei migliori linebacker di tutti i tempi, ma nel corso della sua vita, ha dovuto fare i conti con i suoi tormenti interiori, oltre che con la giustizia americana.

Nel 1993 inizia la sua carriera nel football nella squadra dell’Università di Miami, dopo solo tre anni, nel 1996, viene riconosciuto come miglior linebacker del Draft di quell’anno, nonché 26° dei Baltimore Ravens.

Nello stesso anno debutta nella NFL con addosso la maglia numero 52. Ha così inizio la sua carriera di successi.

Il suo anno cruciale è stato il 2000, Lewis stabilisce il primato per il minor numero di punti subiti in un campionato a 16 turni (165). Un vero paradosso ottenere un record per la difesa proprio in quel dannato anno.

È il 2000 quando Ray Lewis si mette nei guai con la polizia, a causa di una strategia difensiva poco efficace.

Succede ad Atlanta. Lewis è spettatore del Superbowl, la notte dopo la partita decide di andare in discoteca. Una lite fuori dal locale si trasforma in un dramma: alcuni ragazzi vengono accoltellati e muoiono.

Ray Lewis e i suoi amici poco raccomandabili diventano sospettati. In particolare, l’afroamericano finisce in galera per aver testimoniato il falso. Lewis, fidandosi dei suoi compagni, li definisce puliti davanti al giudice. Le sue parole però non rispecchiano la realtà, perciò dopo 14 giorni in prigione, il campione confessa: “Ho creduto ai miei amici e non alla polizia”, diventando colpevole di aver depistato le indagini.

La cattiva compagnia, causa all’uomo una multa da parte dell’NFL, la multa più alta di sempre nella storia americana del campionato di football: 250 mila dollari.

Una macchia che Ray probabilmente porterà per sempre con sé, nonostante abbia cercato di chiudere la porta dell’Inferno per entrare in Paradiso. Il campione nello stesso anno, viene premiato per aver giocato la migliore stagione della sua carriera.

Ancora, non sono mancati gesti di solidarietà nei confronti delle persone, soprattutto giovani, che hanno toccato il baratro, con l’intento di farli rialzare.

L’atleta effettivamente rappresenta il simbolo di un riscatto sociale e professionale. Un ragazzo che viene da un quartiere difficile, porta con sé amicizie sbagliate e pregiudizi annessi, ma riesce comunque a riemergere.

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Fonte immagine: *Flickr