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Raspadori si gode l’azzurro: “Sogno Schillaci e Paolo Rossi”

Parla il baby bomber del Sassuolo

Raspadori Schillaci Paolo Rossi
Fonte immagine: Twitter

Il campionato è finito al termine di un altro weekend particolarmente convulso, ma il calcio non si ferma di certo qui. C’è da preparare un altro cammino a dir poco tortuoso, ovvero quello che porterà  ai Campionati Europei, rinviati di un anno dopo l’emergenza Covid. L’Italia si presenta ai nastri di partenza della competizione con tanti elementi che ci possono far pensare a un buon percorso. Ma non mancano i ragazzi che arrivano in azzurro per fare esperienza.

Come nel caso di Giacomo Raspadori, finito tra i pre-convocati alla prima chiamata assoluta. Il giovane attaccante del Sassuolo ha raccontato i momenti in cui ha scoperto di essere stato convocato: “Ero in famiglia, con papà Michele, mamma Roberta e mio fratello Enrico: ed è stato super poterlo vivere con loro. La prima cosa che ho fatto? Ho chiamato i miei nonni Elva e Giorgio che vivono come i miei a Castel Maggiore. Il mio whatsapp è stato invaso da 200 messaggi e insomma, è una cosa talmente grande che fatico ancora a capire quanto”.

Come Totò e Pablito

Per caratteristiche tecniche ma soprattutto fisiche, Raspadori può ricordare Totò Schillaci e Paolo Rossi. Due grandi bomber della storia della Nazionale ai quali la punta neroverde spera di potersi presto accostare: “Con mio papà abbiamo guardato video della Nazionale: il trionfo del 2006, io ero ancora piccolo, ma anche i gol passati di Schillaci e Pablito. So che furono le sorprese, imitarli sarebbe fantastico: certamente sarà il campo a dirlo, ma sono pronto, non ho paura né spavento; solo orgoglio di poter essere nel giro azzurro”.

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Durante l’intervista rilasciata per la Gazzetta dello Sport, poi, Raspadori parla con fierezza del suo ruolo nel club emiliano: “Sono l’esempio classico del progetto nuovo del Sassuolo: sono in questo club da quando ho nove anni, poco alla volta ho intrapreso qui il percorso per diventare uomo in un club che ha sempre avuto valori e che, soprattutto, ha lasciato che i giovani sbagliassero, perché altrove magari non succede”.

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