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Ramadan e sport, tutti i rischi per gli atleti

La risposta di un addetto ai lavori

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Fonte immagine: Twitter

È iniziato nei giorni scorsi il periodo del Ramadan. Una fase nella vita dei musulmani in cui le abitudini cambiano in maniera radicale, seppur per una manciata di giorni. Una situazione che si va a riflettere in maniera inevitabile anche nel mondo dello sport, visto che sono tanti gli atleti di estrazione musulmana che dovranno cambiare le loro abitudini in maniera totale. A partire dalla possibilità di cibarsi – e quindi assimilare ciò che mangiano – in orari stravolti.

I colleghi di Gazzetta Active ne hanno parlato con Emanuela Rossi, dietista presso il Policlinico San Donato di Milano. La dottoressa ha spiegato qual è la grande difficoltà per gli atleti musulmani durante il Ramadan: “Più che il digiuno dal cibo, ritengo difficilmente compatibile con l’attività sportiva agonistica l’astensione dall’idratazione, soprattutto negli sport in cui si lavora molto sull’endurance, ma non solo in quelli”.

Come cambiano le prestazioni

La dottoressa Rossi ha parlato anche di come le variazioni in termini di nutrizione e orari di assimilazione possano influenzare le prestazioni sportive: “Capisco che nelle ore che vanno dalle 8 di sera alle 5 del mattino si possa fare un reintegro, ma il fabbisogno giornaliero è più elevato. In alcuni allenamenti è necessario integrare durante l’attività stessa, appena prima e subito dopo. Carenze a livello di idratazione possono essere rischiose, o quantomeno compromettere le prestazioni”.

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Un aspetto positivo può essere legato dal fatto di gareggiare al mattino o comunque nel primissimo pomeriggio, e non dopo tante ore di digiuno: “Di questo possono beneficiare gli atleti che si allenano da soli o comunque senza vincoli di orari. Sicuramente se vado ad allenarmi dopo aver mangiato all’alba è un po’ come se andassi ad allenarmi dopo un normale pasto in un normale periodo dell’anno. Cosa diversa è se vado ad allenarmi alle 6 del pomeriggio, dopo aver digiunato per ore”.

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