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NBA: ORA BASTA!

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Su Hibet social sono abituato a parlare di sport, non di politica, è una linea editoriale alla quale, scrupolosamente, mi attengo. Faccio una piccola eccezione in qualche caso, in cui gli eventi extra sportivi determinano quelli sportivi. Questo è il caso.

 

Purtroppo vi è stato un altro episodio che ha visto un afroamericano colpito da proiettili sparati da poliziotti, per tale motivo molti giocatori NBA hanno deciso di non scendere in campo nei play off e alcune partite sono state rinviate. Non prendo ovviamente posizione sulla vicenda proprio perché, come detto, mi limito a toccare tematiche sportive, di certo siamo di fronte ad una reazione epocale, che può sovvertire i valori.

 

Abbiamo visto campioni sul podio con il pugno chiuso, pugili che non sono voluti partire per il Vietnam e, ora, cestisti pronti a tutto per sensibilizzare l’opinione pubblica. Dico loro “bravi”, perché non devono essere macchine da canestri mute, ma uomini pensanti, sapendo però che un conto è esprimere un’opinione, con chiarezza e, se serve, con durezza, un’altra è rinunciare a giocare e, magari, vincere, coronando un sogno proprio e altrui. Essere in cima al mondo permette di parlare a voce più alta e davanti a più ascoltatori, e ci verrebbe da dire che tocca a loro andare sul parquet e sbattere in faccia al mondo la propria indignazione.

 

Ma è facile per noi affermare ciò, perché il razzismo vissuto dagli afroamericani non lo conosciamo, per fortuna, lontanamente. Chi lo vive giorno per giorno ha diritto di dire che sbagliamo, che è meglio non giocare. E noi ne rispettiamo la scelta, anzi, ancora meglio, la sosteniamo, perché la discriminazione per il colore della pelle, con tutto quello che ne segue, è semplicemente vergognosa.

 

Detto questo è chiaro che chi investe nello sport esige la prestazione del proprio tesserato, che non può venire meno a fronte di, magari assolutamente legittime, opinioni. Un giorno il giocatore afroamericano potrà non scendere in campo per l’episodio succitato, un altro Il giocatore bianco potrà farlo perché una gang di afroamericani ha sparato ad un’anziana del Minnesota, e un altro ci sarà il russo che ce l’ha con Putin (non lo consiglio…).

 

Fate come Tommie Smith, come Muhammad Ali, come Kareem Abdul Jabbar: correte, picchiate, segnate, vincete. E poi dite al mondo ciò odiate. Ma se non vi ascoltano? Allora fate come i giocatori NBA di oggi, che dimostrano di avere colto il messaggio lanciato da questi simboli dello sport e del ventesimo secolo.

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Jack Bonora

Jack Bonora

Scritto da Jack Bonora

Jack Bonora, giornalista bolognese, 51 anni. Da 35 racconto quello che succede nel mondo, vorrei continuare...