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La NBA alle prese con mille problemi, After Life su Netflix e l’Italia campione del mondo di Barbu!

Fonte immagine: *Netflix

Campioni del mondo di Barbu Online

Alcuni dei nostri lettori avranno già avuto a che fare con la specialità che risponde al nome di Barbu, questa la dicitura che alberga sul sito ufficiale dei campionati del mondo online, anche se chi vi scrive lo ha sempre sentito nominare con un bell’accento sulla “U” finale.

Sono piacevolmente provocato dalla voglia di scrivere la parola con quello stesso accento, anche perché alcuni dei ragazzi che hanno vinto i mondiali della specialità nei giorni scorsi, me ne hanno sempre parlato come qualcosa di super divertente e nelle mie orecchie riecheggia con una certa familiarità la voce di Irene Baroni, Alessio Isaia e Federico Iavicoli, tre dei protagonisti della vittoria dei Campionati del Mondo.

Ebbene sì, insieme ad Alfredo Versace, Thomas Bassi, Marco e Umberto Prestini e Leonardo Cima, il trio ha messo le mani sulla manifestazione online più importante di questa specialità.

Non vogliamo entrare nei particolari, chi è interessato troverà sicuramente i dettagli del regolamento sui portali del settore, ma il gioco tutto sommato simile ad Aces Hearts che, se possedete un Iphone, troverete di default tra i giochi scaricabili dallo store di Apple, oppure troverete di default tra quelli proposti sul desktop dei computer Windows, conoscerete a menadito.

Da capitano, anche se da quello che si evince sulle schermaglie dialettiche dei protagonisti sui social, la parte finale del torneo è stata condotta in porto soprattutto dai suoi compagni, Alessio Isaia è colui che ha comunicato l’impresa della squadra italiana, uscita vincitrice da un lotto di 10 nazioni totali, Canada, Croazia, ben tre squadre USA, Belgio e Atlantis.

Al torneo c’era anche un’altra squadra italiana, quella formata da Paolo Catoni, Fabio Quai, Federico Bianchi, Enrico Bongiorno, Beppe Mistretta e Filippo Lagostena.

Complimenti!

La NBA alla ricerca di un’identità per ripartire

È di ieri pomeriggio la notizia della prima presa di posizione ufficiale di un giocatore chiamato a (non) disputare la parte finale della stagione della NBA e adesso occorre tirare giù la maschera.

Trattasi di Davis Bertans, ala dei Washington Wizards che senza mezzi termini ha deciso di fare esplodere una bomba nel bel mezzo di una situazione già di per sé poco chiara.

La presa di posizione del giocatore lettone, non fa riferimento al rischio più volte paventato di eventuali nuovi focolai e quindi di contagio per i giocatori, quanto alla possibilità di incappare in infortuni piuttosto seri che una pausa di questo tipo potrebbero causare soprattutto ai giocatori più fragili. Bertans è tra quelli più a rischio visto che alcune stagioni fa, fu vittima del cedimento dei suoi legamenti al crociato.

Il problema principale sta però nel fatto che non è a rischio tanto l’incolumità fisica dei giocatori, quanto la possibilità di chiudere un contratto per la prossima stagione.

Come tutti saprete, infatti, il potere contrattuale dei giocatori in NBA è tra i più forti degli sport professionistici non solo statunitensi.

Per chi, come il giocatore europeo, potrà esercitare alcuni tipi di opzione, la situazione diventerebbe scabrosa in quel di Orlando, dove le partite sono molto ravvicinate tra loro e c’è davvero poco spazio per un recupero accettabile, soprattutto dopo uno stop così lungo.

Bertans diventerà infatti free agent alla fine della stagione in corso e potrà mettere sul piatto nel prossimo autunno delle richieste importanti per chi vorrà usufruire dei suoi servigi.

Ma non è tutto. Se non proprio a Orlando in particolare, ma comunque in Florida, il virus sembrerebbe molto più attivo che in altri stati degli USA e la cosa non è esattamente un punto a favore, anche perché i giocatori vorrebbero allargare il recinto della loro nuova vita a più familiari, cosa che, seppur non rappresenti un problema per lo spazio e le strutture di ricezione, aumenterebbe a dismisura il rischio contagio per i giocatori.

E ancora.

Non sarebbero pochi i giocatori che, sotto traccia, lavorano per far naufragare il progetto. Una recente massive call su Skype tra Durant, Irving e un buon numero di colleghi, avrebbe fatto emergere che una trentina di atleti sarebbero per il “NO”, il che, su 300 giocatori circa in procinto di partire per Orlando, non sono una percentuale irrilevante.

E ancora.

Pare che stiano cominciando a nascere degli screzi tra le TV regionali e quelle che coprono tutto il Paese, visto che adesso a mettere le mani sulla trasmissione delle partite si è messo di mezzo pure il colosso Disney.

Insomma, una situazione a dir poco spinosa, che va ad aggiungersi a quella che sta investendo tutto il Paese e che riguarda l’odio razziale, tema tornato di moda dopo l’uccisione di Goerge Floyd a Minneapolis. E anche qui non sono pochi a temere che il circo della NBA faccia da cuscinetto per una sorta di sgonfiamento della bolla mediatica, se è vero come è vero che il 75% circa degli atleti americano di NBA è di origine afroamericana.

Di questo passo ci si dovrà mettere a tavolino con molta serietà per cercare di risolvere tutti i problemi e venire a capo delle perplessità.

After Life, la serie per chi non ama i colpi di scena

Se io tutto ad un tratto scrivessi in questo pezzo “Ricky Gervais”, così di punto in bianco, la testa del lettore dove andrebbe?

Scegliete queste tre ipotesi:

  • Un cantante di musica sudamericana
  • Il difensore centrale del Flamenco
  • Il segretario del partito conservatore in Scozia

I più informati sulle serie TV stanno già pensando a quali possano essere le sostanze stupefacenti di cui lo scrittore di tale pezzo si fa prima di mettersi a lavorare… E in effetti non avrebbe tutti i torti.

Ricky Dene Gervais è un attore, sceneggiatore e comico nato a Reading, nella parte meridionale dell’Inghilterra, apprezzato e conosciuto soprattutto per avere fatto incetta di premi per le sue attività di attore in particolare nell’ultimo decennio.

Dissacrante e politicamente sempre scorretto, si è fatto un nome durante le sue scorribande notturne nei teatri e nelle platee inglesi prima e americane poi, dove a bizzeffe erano i suoi bersagli politici, sportivi e dello spettacolo.

Ma il mio focus si ferma in questo pezzo su una strepitosa serie televisiva di cui Ricky è indiscusso protagonista, nonché produttore e regista, After Life.

Lui è Tony, investito e devastato dalla morte di sua moglie Lisa, di cui impareremo soprattutto a conoscere gli ultimi istanti della vita, soprattutto quelli passati in ospedale, in un continuo flash back nel quale Tony si imbatte durante i suoi momenti di profonda depressione, grazie ai file conservati all’interno dei suo computer.

Il tema dell’abbandono è trattato in maniera approfondita, tanto da rendere alcuni personaggi di questa serie, delle vere e proprie chicche alle quali affezionarsi.

C’è il postino Pat, che si innamora della prostituta Daphne, una persona, Emma che potrebbe rappresentare la sua nuova fiamma e che bada al padre di Tony, Ray, in una struttura per anziani, lo psichiatra che sembra avere più problemi dei suoi clienti, il caporedattore del giornale alle prese con quella che sembrerebbe la fine del suo matrimonio.

Le puntate per ognuna delle due stagioni già acquistate da Netflix, sono 6 e sono certo che, se siete alla ricerca di una storia bellissima, senza capovolgimenti di fronte e al netto di colpi di scena senza senso, questo è quello che fa per voi.

Una serie coraggiosa, piena di citazioni e un po’ fuori tempo, se volete, ma un vero e proprio balsamo per l’anima di chi, a fine serata, necessita di un po’ di serenità.

Fateci sapere e… buona visione!

Andrea Borea

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*Fonte immagine: Netflix

Andrea Borea

Scritto da Andrea Borea

Editorialista, scrivo di sport e di attualità da 25 anni, appassionato di basket NBA, poker sportivo, betting, podcast e di libri. Se rotola, mi troverete lì.