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Giampaolo Pazzini e il Mondiale andato male

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Fonte immagine: Twitter

Giampaolo Pazzini ha deciso di dare ufficialmente il suo addio al calcio giocato. E lo ha fatto al termine di una carriera che si è spesso e volentieri abbinata con una sola parola: gol. Ne ha fatti tanti, ben 190 in 569 gare disputate tra i professionisti. Una carriera quasi sempre vissuta sulla cresta dell’onda, a partire dagli esordi con la maglia dell’Atalanta, la squadra che ha creduto in lui fin da giovanissimo.

Poi l’approdo alla Fiorentina con il riavvicinamento a casa, a quella Pescia che ha lasciato per tentare di inseguire un sogno poi realizzato. I gol in viola gli valgono il passaggio alla Sampdoria, dove diventa di fatto uno degli attaccanti più forti in Italia e riesce finalmente a farsi notare dalle big. Approderà all’Inter del post-Triplete, poi passerà al Milan per le ultime fiammate ad alti livelli. Poi sarà discesa verso Verona con un breve transito in sapgna, al Levante.

Ma c’è stato un momento, forse il più brutto nella carriera di Giampaolo Pazzini.

L’estate più attesa

È l’estate del 2010. Pazzini è reduce da una stagione stratosferica con la maglia della Sampdoria. Sotto la guida di Gigi Delneri i blucerchiati sono appena riusciti nell’impresa di qualificarsi per la Champions League, al termine di un duello serrato con il Palermo. Sono decisivi in tal senso i gol del Pazzo, in particolare la doppietta sul campo della Roma (in una gara chiave anche in ottica scudetto) e il rigore trasformato nello scontro diretto in Sicilia. Ora per Giampaolo si aprono le porte della Nazionale.

Dopo sei presenze e un gol, Pazzini viene chiamato da Marcello Lippi per i Mondiali in Sudafrica. Con lui non c’è il “gemello” Antonio Cassano, inspiegabilmente lasciato a casa in una riedizione della Nazionale che è campione del mondo uscente, e forse per questo non riesce a ricostruire la rosa tenendo a casa i vincitori del titolo. Tornando al bomber doriano, giocherà entrambe le amichevoli di preparazione al Mondiale: con il Messico entrerà a mezz’ora dalla fine, con la Svizzera giocherà 78 minuti.

Una beffa lunga 33 minuti

Arriva il giorno del debutto al Mondiale, si gioca contro il Paraguay in una afosa serata di metà giugno. Lippi punta su Gilardino, Iaquinta e Pepe come tridente titolare. Pazzini parte dalla panchina, ma gli azzurri trovano il gol solo su calcio piazzato, con un inserimento di De Rossi su calcio piazzato. Giampaolo non entra, nonostante potrebbe servire il suo opportunismo per sbloccare la gara.

Cinque giorni dopo è il momento del riscatto: a Nelspruit c’è la sfida contro la Nuova Zelanda. Tuttavia gli All Blacks vanno clamorosamente in vantaggio, con l’Italia che non punge con il tridente della prima gara. Ancora una volta Pazzini guarda la gara dalla panchina, mentre Iaquinta pareggia solo su rigore. Gli azzurri sono ancora abulici, poi al 62’ Lippi guarda la panchina e chiama il bomber toscano. Il momento più atteso è finalmente arrivato, ma di fatto non riesce mai a calciare verso la porta.

Si arriva così alla resa dei conti. Italia contro Slovacchia, per far sì che il Mondiale della difesa del titolo non diventi l’edizione del disonore. Ancora una volta Pazzini parte dalla panchina, ma c’è una novità rispetto alla partita precedente: Giampaolo non entrerà mai. E guarderà dalla panchina la disfatta italiana, con Vittek che porta a spasso il Pallone d’Oro Cannavaro e gli azzurri che si divorano una serie infinita di gol.

Almeno uno, se ci fosse stato Giampaolo Pazzini in campo, probabilmente sarebbe andato dentro.

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Fonte immagine: Twitter

Francesco Cammuca

Sommario
Giampaolo Pazzini e il Mondiale andato male
Titolo
Giampaolo Pazzini e il Mondiale andato male
Descrizione
Giampaolo Pazzini ha detto addio al calcio giocato. Di lui si ricordano tante stagioni a suon di gol, ma anche il Mondiale 2010 vissuto quasi tutto in panchina.
Autore
Cristian Lag

Scritto da Cristian Lag

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