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Viaggio tra i ricordi: la mia intervista a Paolo Rossi, eroe del Mundial ’82

Se n'è andato Paolo Rossi, un uomo che ha rappresentato un sogno, un'estate, un'epoca.
Fonte immagine: *Paolo Rossi (facebook)

“Gli anni d’oro del grande Real, gli anni di Happy Days e di Ralph Malph, gli anni delle immense compagnie, gli anni in motorino, sempre in due, gli anni di “Che belli erano i film”, gli anni dei Roy Rogers come jeans, gli anni di “Qualsiasi cosa fai”, gli anni del “Tranquillo, siam qui noi, siamo qui noi”.
Cosi’ cantava Max Pezzali, lui che quegli anni li aveva vissuti.
Il Mundial di Spagna del 1982 ne rappresenta l’apice, come se l’Italia fosse arrivata improvvisamente in cima al mondo, ma non solo nello sport.
Quel trionfo ci fece sentire migliori dei tedeschi, freddi e sconfitti dalla nostra fantasia, e dei brasiliani, solari e sconfitti dalla nostra praticità.
Dal nostro opportunismo, nel senso più positivo del termine, perché ne fu profeta Paolo Rossi, che partì vittima della diffidenza e tornò da eroe.
Dove c’era il pallone c’era lui, e lo mise tante volte in rete da farci diventare Campioni del Mondo.
Sembra incredibile che ci abbia lasciato, ad appena 64 anni, e se ne avesse avuti trenta di più ci sarebbe sembrato incredibile ugualmente, perché chi ti ha fatto vivere quelle emozioni, nel tuo cuore non muore mai.
Ebbi l’occasione di intervistarlo qualche anno fa, a Bologna, e fu un vero piacere, per me almeno, spero anche per lui…
Del resto era diventato un ottimo opinionista e mi offrì tantissimi spunti interessanti, anche sulle punte della mia squadra del cuore che non segnavano mai.
Lui, da bomber di razza, mi spiegò che non è che sbagliassero i movimenti, erano proprio scarse…
Ma, vedete, in quell’istante ebbi la sensazione di avercela fatta, di aver realizzato un sogno: ero diventato un giornalista e stavo intervistando non un mio mito personale, ma un uomo che aveva animato un paese, che era entrato nella storia.
Puoi entrarci con la musica di Battisti, o con le parole di Mogol, lui ci entrò con i gol.
Paolo Rossi se ne è andato, come se questo terribile 2020 volesse dare un calcio al 1982.
E lo fa solo per invidia, perché lui era bellissimo, sorridente e ammaliante, proprio come il suo fantastico protagonista.
Ma non sa che il 31 dicembre morirà e nessuno andrà al suo funerale, anzi tutti festeggeranno la sua scomparsa.
Mentre “Pauuuulo!” lo piangono tutti, per la persona che è stata e per ciò che ha rappresentato per l’Italia.
Il trionfo ha messo in secondo piano la macchia del calcio scommesse, è vero, nessuno pensa più alla sua lunga squalifica pre Mundial, ma lui ne soffriva ancora.
Gli chiesi qualcosa, perché avevo letto il bel libro di Carlo Petrini “Nel fango del Dio pallone”, gli si spense in un attimo il coinvolgente sorriso e si velarono gli occhi.
“Mi hanno squalificato per una partita in cui ho segnato due gol, ti basta…?”.
Mi bastò.
E per farlo tornare felice bastò farlo andare avanti di pochi mesi con i ricordi.
Erano gli anni del grande Real?
Era l’estate di Paolo Rossi.

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Fonte immagine: Paolo Rossi (facebook).

Sommario
Il mio incontro con Paolo Rossi, eroe del Mundial '82
Titolo
Il mio incontro con Paolo Rossi, eroe del Mundial '82
Descrizione
Ero diventato un giornalista e stavo intervistando non un mio mito personale, ma un uomo che aveva animato un paese, che era entrato nella storia. Erano gli anni del grande Real? Era l'estate di Paolo Rossi.
Autore
Jack Bonora

Scritto da Jack Bonora

Jack Bonora, giornalista bolognese, 51 anni. Da 35 racconto quello che succede nel mondo, vorrei continuare...