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Paolo Rossi e il Mundial acciuffato per caso

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Fonte immagine: Twitter

Non solo l’Italia, ma tutto il mondo ha pianto in queste ore per la scomparsa di Paolo Rossi. Il campione del mondo del 1982, capace in diversi anni di carriera di fare una caterva di gol con le maglie di Perugia, Vicenza, Juventus e Milan – oltre che della Nazionale italiana – ci ha lasciato mercoledì notte all’età di 64 anni. Se n’è andato, oltre che un grande calciatore degli anni Settanta e Ottanta, anche una persona per bene.

Naturalmente chi oggi ricorda Paolo Rossi, in particolare chi non lo ha vissuto da vivo e lo celebra attraverso i racconti degli altri e i ricordi video, pensa a lui proprio attraverso i Mondiali di Spagna 1982. Una rassegna iridata che ha regalato alla Nazionale italiana il terzo alloro dopo quelli del 1934 e di quattro anni dopo. Ma è stato anche un Mondiale particolare fin dalla sua vigilia, almeno per il movimento calcistico italiano. E in particolare per Paolo Rossi.

Il ritorno difficile

Paolo, nella primavera del 1982, era ancora un calciatore “in esilio”. Stava ancora scontando la squalifica di due anni, che gli era stata inflitta per il suo coinvolgimento – vero o presunto – nel terribile caso Totonero. Giocava ancora nel Perugia, aveva segnato una doppietta nella gara contro l’Avellino e procurò un pareggio che sembrava accomodato. Ma per questo non si era mai perso d’animo, nonostante le tante malelingue attorno a lui.

Tanto che a tendergli la mano fu la squadra che lo lanciò nel grande calcio, la Juventus. I bianconeri lo ebbero nel proprio settore giovanile, prima che potesse cominciare il suo viaggio nel calcio che conta. E il presidente Boniperti gli consentì di allenarsi per riprendere la forma giusta. Tanto che, alla scadenza della squalifica, Paolo Rossi potè anche giocare le ultime due partite del campionato, dando una mano alla Vecchia Signora che vinse lo scudetto.

Bearzot, testardo e vincente

Si arrivò al giorno delle convocazioni, e tutto lasciava pensare che l’attacco della Nazionale a Spagna ‘82 sarebbe stato sulle spalle di due grandi bomber: Francesco Graziani e Roberto Pruzzo. Tuttavia, il commissario tecnico Enzo Bearzot decise di chiamare a sé l’uomo con il quale aveva condiviso il suo primo Mondiale da allenatore. Così alzò il telefono e disse: “Paolo”. Non chiamò Pruzzo nonostante la valanga di gol in campionato. Voleva Rossi e decise di preservarlo da tutto, anche da una rivalità che sarebbe stata scomoda da gestire.

Ed è anche questo il motivo per cui il bomber della Roma non partì per la Spagna, nemmeno come semplice convocato. Da qui si intuisce la scelta di puntare, come “punta di scorta” su un elemento valido e soprattutto tranquillo come Franco Selvaggi del Cagliari. Non sarebbe stato di certo lui l’uomo che avrebbe messo in dubbio lo status di titolare di Paolo Rossi. Anzi, la sua riconoscenza fu tale che non disse neanche una parola per aver visto tutto un mondiale in tribuna.

Fu quella la mossa (o comunque una delle tante) che ci rese campioni del mondo. E che rese Paolo Rossi un uomo e un calciatore immortale.

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Fonte immagine: Twitter

Francesco Cammuca

Sommario
Paolo Rossi e il Mundial acciuffato per caso
Titolo
Paolo Rossi e il Mundial acciuffato per caso
Descrizione
Paolo Rossi è stato l’eroe dei Mondiali del 1982. Ma c’è stato un momento in cui nessuno credeva nella possibilità che Pablito potesse andare in Spagna.
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