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Chi fermerà questa Juventus?

Fonte immagine: Pikist

Ci ha provato fin dall’estate scorsa l’Inter, con l’arrivo in panchina del vecchio cuore bianconero Antonio Conte e una campagna acquista esosa, ma che non ha portato i risultati sperati. Durante la stagione è venuta fuori alla distanza la Lazio, con una squadra compatta e capace di creare bel gioco, ma non a sufficienza per durare fino a fine stagione, anche a causa dello stop causato dal Covid. È spuntata la solita bella Atalanta, che segna valanghe di gol ma ha pagato soprattutto gli stenti di inizio stagione, causati dal doppio impegno italiano e internazionale.

Ma alla fine, per il nono anno consecutivo, la verità continua a essere una sola. Nessuno riesce ad arrestare il dominio che la Juventus sta esercitando sul calcio italiano e sul suo massimo campionato. Nono trionfo nazionale consecutivo per la Vecchia Signora, che mai prima d’ora è consapevole di un fatto: nessuno dà l’impressione di avere le armi per arrestarne i successi e le feste di fine stagione. Una dolce e mai stancante routine per chi fa della vittoria il proprio mantra.

Del resto lo aveva detto in tempi non sospetti un certo Giampiero Boniperti: vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. E nonostante un’annata che non è stata esaltante, a dispetto delle aspettative estive, alla fine la Juventus ha vinto. Nessuno chiedeva niente di diverso e nessuno si è mai aspettato che le cose potessero andare diversamente. Nemmeno dopo la ripartenza di una stagione travagliata per il mondo dello sport, e ripartita con una sorpresa, ovvero il ko juventino nella finale di coppa Italia, per mano di Gattuso e del suo mai domo Napoli.

Con queste avvisaglie post-lockdown, c’era chi era pronto a fare già il funerale a Madama. Ma se la storia recente del calcio italiano ha insegnato qualcosa, è che la Juventus continua a essere superiore. E anche quando non lo è sul piano fisico, lo diventa sul piano psicologico e della forza mentale. E così è bastato sfoderare un Ronaldo in crescita lenta e costante, un Dybala in grado di far male come e quando vuole, una difesa tornata a essere granitica grazie alla definitiva consacrazione di de Ligt. Con queste (e altre) armi, la Juventus è tornata a essere uno schiacciasassi.

E non c’è stato verso per nessuna delle rivali bianconere, che speravano in un prosieguo dei problemi interni dopo il ko nella finale di coppa. Non c’è riuscita l’Inter, che tra enigmi tattici e altre problematiche ha perso troppi punti in malo modo (ricordate il ko interno col Bologna?). Non c’è riuscita la Lazio, che a dire il vero si è sciolta come un gelato in un caldo pomeriggio estivo, lo stesso che ha condizionato tutta la ripartenza. E ci ha provato senza successo l’Atalanta, che ha pagato l’eccessivo distacco dalla vetta con cui ha ripreso il suo fantastico campionato.

E dunque, alla fine il ritornello non cambia. Juventus campione, con merito e a dispetto delle evidenti difficoltà che ne stanno mettendo a repentaglio il percorso europeo. E il fatto di aver chiuso il distacco con anticipo – anche rispetto alla tabella di marcia post-Covid – consente a Maurizio Sarri di lavorare con un po’ più di serenità in vista del match interno contro il Lione.

Anche perché tutti sanno che da questo match, in cui la Signora deve rimontare dall’1-0 rimediato in Francia all’andata, passa anche una buona fetta di futuro per il discusso tecnico toscano. Il suo gioco avvolgente e spettacolare si è visto solo per brevi tratti, le tensioni interne non sono mancate e in tanti, fuori dallo spogliatoio, hanno storto il naso. Ma alla fine, per riprendere un altro vecchio adagio dello sport, chi vince ha sempre ragione. E ancora una volta, ha ragione la Juve.

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Fonte immagine: Pikist

Francesco Cammuca