in

Lo stop dell’NBA rischia di diventare un flop

Fonte immagine: Instagram

Abbiamo ancora tutti davanti agli occhi le immagini arrivate da Orlando mercoledì scorso. Direttamente dalla bolla in cui si stanno giocando le ultime gare della NBA, infatti, tutto il mondo ha visto il parquet vuoto, nonostante fosse in prossimità di iniziare la sfida tra Milwaukee Bucks e Orlando Magic. A boicottare la disputa della partita era stata la formazione guidata in campo dal colosso greco, Giannis Antetokounmpo.

La decisione fu forte e compatta: non si gioca. E il motivo era semplice da intuire. Ai giocatori NBA non andava giù il fatto di dover comunque continuare lo show, mentre là fuori gli uomini di colore continuavano a morire per le angherie delle forze dell’ordine. E così, alcune settimane dopo George Floyd, era toccato a Jacob Blake. Un altro afroamericano finito sotto il fuoco di un agente di polizia, che lo ha freddato con sette colpi di pistola.

La decisione di una squadra era poi diventata unanime, con le altre cinque squadre impegnate in quella assurda notte di basket che hanno pensato bene di chiedere – e ottenere – la sospensione delle gare in programma. Tuttavia, dopo 24 ore in cui tutto il mondo ha parlato della NBA che si fermava, e in cui altri sport e altri sportivi prendevano esempio e decidevano di fermarsi, il basket a stelle e strisce riprendeva.

L’annuncio è arrivato esattamente il giorno dopo lo scoppio della protesta e di quell’immagine del parquet di Orlando lasciato vuoto. Dunque in un sabato carico di tensioni per quanto si è detto e si è scritto nelle ore precedenti, la NBA ha ripreso. E lo ha fatto da dove aveva lasciato, cioè da quelle tre partite (Milwaukee-Orlando, Los Angeles Clippers-Dallas e Los Angeles Lakers-Portland) che avrebbero dovuto giocarsi due giorni prima.

Il rischio è che questo boicottaggio, questo sciopero urlato e poi rientrato, rischi di trasformarsi in un flop. Le ragioni dei giocatori e di alcuni proprietari di franchigia, come nel caso dei Bucks che hanno ricevuto sostegno e approvazione da parte del board, sono umanamente inappuntabili e perfettamente centrate. Tuttavia, il fatto di aver assistito al dietrofront appena un giorno dopo l’annuncio dello stop fa riflettere e non poco.

Si era parlato addirittura di LeBron James e di altri giocatori che erano pronti a chiedere la fine anticipata della stagione. Ma questa prospettiva non è stata minimanente presa in considerazione, non si sa bene perché. La sensazione è che si sia trattato semplicemente di un gesto forte per sensibilizzare il mondo intero a cambiare prospettiva. In ogni caso, bastava poco per renderlo ancor più eclatante.

Se volete seguire altre notizie sul mondo dello sport cliccate QUI.

Fonte immagine: Instagram

Francesco Cammuca