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Mentre Michael Jordan dona $100.000 per lotta al razzismo, in NBA è caos ripartenza.

Fonte immagine: Pixabay

La notizia è arrivata nella notte e non fa capo certo alla prima donazione che Michael Jordan effettua nella sua lunga militanza nel basket professionistico americano.

$100.000 per la lotta al razzismo.

Nel periodo in cui i vertici della NBA stanno faticosamente provando a rimettere in sesto i cocci di una stagione che definire tribolata sarebbe un eufemismo, la rivolta in atto nella maggior parte degli Stati Uniti per la morte di George Floyd ha aggiunto nuove difficoltà di natura organizzativa per quanto riguarda le Leghe più importanti dello sport professionistico americano.

La NBA è ovviamente quella che maggiormente è sotto l’occhio del ciclone, poiché più di un suo uomo immagine si è schierato contro la polizia di Minneapolis e, più in generale, di tutte quelle accusate di non tenere un comportamento cristallino nei confronti dei cittadini di origine afroamericana.

Michael Jordan e il suo impegno

È notizia della notte che Michael Jordan, dai più indicato come il giocatore più forte della storia della pallacanestro a stelle e strisce, ha deciso di devolvere e regalare la non disprezzabile cifra di $100.000 a favore della lotta contro il razzismo.

La somma, che verrà erogata nell’arco dei prossimi anni a favore di tutte quelle organizzazioni che si distingueranno per attivarsi concretamente contro ogni forma di razzismo, verrà liquidata tramite l’associazione del sei volte campione NBA, la Jordan Brand.

I beneficiari dovranno dimostrare di battersi concretamente per l’uguaglianza razziale, la giustizia sociale e un più ampio accesso all’istruzione dei ragazzi giovani nel proprio territorio.

Jordan e gli Hornets

Michael Jordan è ormai da qualche anno il vero e proprio cuore pulsante della franchigia di Charlotte, gli Hornets, anche se poco più sei mesi fa, l’ex guardia dei Bulls, ha ceduto buona parte delle sue quote ai suoi due nuovi investitori, gli uomini d’affari Gabe Plotkin e Daniel Sundheim.

Gli Hornets, appunto, una delle 8 franchigie che sono rimaste fuori dalla coda della stagione in corso, quella che si concluderà a Orlando, in Florida, a partire dalla fine del prossimo mese.

Anche in questo caso gli scontenti e i malumori cominciano a serpeggiare tra gli addetti ai lavori, visto che i proprietari della franchigie, ascoltati i pareri dei loro staff tecnici, mettono in dubbio la regolarità della stagione in arrivo, la prossima.

C’è poca sintonia sulla data di inizio, c’è chi parlava di gennaio del 2021, chi ha azzardato l’opening day per il giorno di Natale e chi addirittura per la prima settimana di dicembre.

Troppo presto

Vi è da considerare che la chiusura della stagione, definiamola così, in corso, potrebbe coincidere con Gara 7 dell’ultima partita delle Finals, addirittura intorno al 25 di ottobre, rendendo così troppo breve il periodo di vacanza dei giocatori che disputeranno le partite decisive.

Inoltre le lamentele, come vi abbiamo accennato, arrivano dai proprietari delle squadre che non concluderanno la stagione, preoccupati per gli stati di forma e gli eventuali infortuni delle stelle più giovani, bisognosi di un programma di allenamento che dovrebbe tenerli impegnati al netto di uno stop che a questo punto potrebbe essere superiore ai 9 mesi!

Un guazzabuglio, insomma, che non sembrerebbe di facile soluzione.

I prossimi giorni saranno decisivi.

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Fonte immagine: Pixabay

Andrea Borea