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Serie A: il peso dell’istinto

Serra condanna il Milan a una sconfitta clamorosa, un errore che potrebbe essere decisivo nella lotta Scudetto. A meno che…

Serie A: Serra condanna il Milan a una sconfitta clamorosa
Fonte immagine: *IamNaples

Nel giro di 24 ore è successo veramente tutto e il contrario di tutto. Accade che i due migliori attacchi del campionato, Inter e Atalanta, si annullino a vicenda al termine di una partita che ha emozionato persino il social media manager del Napoli. Accade che siano i portieri i protagonisti di un match che prometteva gol e spettacolo e invece si chiude con lo 0 a 0 più bello dell’ultimo decennio di Serie A.

Ma succede anche che l’istinto, oltre a generare parate miracolose, come quelle di Musso e Handanovic, ti possa portare a commettere errori al limite dell’imbarazzante come accaduto all’arbitro Serra nel concitato finale di Milan-Spezia.

 

Fischio fatale

Premessa doverosa: non è la prima volta in questo campionato che un arbitro non abbia la lucidità di attendere il termine dell’azione per fischiare e interrompere il gioco. Accadde a Orsato nel recente Juventus-Roma ma in quella occasione il fischietto di Schio, pur decretando il rigore (Poi fallito da Veretout) ebbe la presunzione di non ammettere l’eccesso di precipitosità.

Ciò che è accaduto ieri a San Siro è quasi surreale. Qualche giorno fa Allegri nel post partita della Supercoppa persa con l’Inter dichiarò che “il calcio l’ha inventato il Diavolo” e probabilmente non si riferiva al Milan ma a un’entità maligna in grado di decidere beffardamente l’esito delle partite. E in effetti, il fischio istantaneo di Serra sul contatto tra Rebic e Bastoni arriva proprio nel momento in cui Messias sta per colpire il pallone e lo stesso arbitro si accorge dell’errore, mortificandosi in maniera evidente senza poter, da regolamento, intervenire per ristabilire giustizia.

Lo psicodramma rossonero si consuma nei minuti successivi quando Provedel persevera la sua serata da fenomeno deviando sulla traversa un colpo di testa di Giroud e successivamente con il gol di Gyasi che tramortisce definitivamente le ambizioni di momentaneo sorpasso dei rossoneri.

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Le scuse

Una situazione resa ancora più paradossale dalle scuse dell’Aia nei confronti del Milan, e credetemi, pur seguendo il calcio da più di 30 anni, non mi era mai capitato di assistere a una situazione di questo tipo. Ma non è tutto. In realtà, il regolamento prevede che l’ammissione dell’errore nel referto arbitrale possa portare addirittura alla ripetizione del match, a patto che l’organo giudicante stabilisca l’effettiva influenza sul regolare svolgimento della gara. Difficile che qualcuno si assuma una tale responsabilità. Per questo motivo, scusarsi a fine partita appare un gesto apprezzabile ma ininfluente ai fini di pura giustizia sportiva.

 

Alibi inattaccabile?

Leggendo i social non tutti convergono nella stessa direzione, e ci mancherebbe. Ma come spesso accade, bisognerebbe mettere sulla bilancia tutti gli elementi per caratterizzarne il peso specifico.

Tirare 25 volte in porta non è sufficiente se di fronte hai un portiere in versione Superman, situazione già vissuta dal Napoli, sconfitto in casa dallo Spezia senza aver subito tiri nello specchio. E se riesci ad esprimere una simile mole di gioco e occasioni pur dovendo far fronte alla consueta emergenza tra difesa e centrocampo risulta davvero difficile imputare qualcosa agli uomini di Pioli, alla quarta partita in 11 giorni, sempre con gli uomini contati.

 

Si entra nel vivo

Il bello di questo campionato è che ciò che sembra scritto e prevedibile, viene ribaltato nel giro di pochi giorni. I rossoneri avranno la possibilità di scacciare i cattivi pensieri affrontando la Juventus e, dopo la sosta, l’Inter. Infine il 13 febbraio sarà il Napoli a ospitare l’attuale capolista alla vigilia dell’ottavo di Champions League col Liverpool e probabilmente sarà lì che avremo le idee più chiare sull’indirizzo di questa stagione.

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