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Corso e Prati: un derby in paradiso

Fonte immagine: Wikipedia

Deve essere proprio vero che certe storie ‘fanno dei giri immensi, e poi ritornano’. Mario Corso e Pierino Prati in comune avevano un pezzo di storia del calcio, vissuta sulle due sponde opposte di Milano in quegli anni sessanta (e inizio settanta) che ne avrebbero incrociato i destini sportivi diverse volte.

E così come nei derby vissuti insieme su metà campo diverse, anche la loro dipartita è stata vicina ma divisa solo da un paio di giorni.

Corso e Prati: gli anni d’oro

Uno con il piede fatato dai calci di punizione e un soprannome “Mandrake” che la dice lunga sulle magie che riusciva a fare in campo. L’altro tra i migliori colpitori di testa di sempre. Hanno segnato il momento d’oro di Inter e Milan in quegli anni sessanta che hanno visto le due milanesi dominare in Italia e in Europa.

Raccontare i loro successi sul campo è opera di almanacco, tanti sono i gol e le vittorie dell’uno e dell’altro. Ma è probabilmente il lato umano quello che più viene in mente in questi giorni di ricordo.

Corso, l’incompreso

Perchè da una parte è facile ora esaltarne le doti tecniche, ma restano anche diverse ombre sulla critica che in quegli anni li aveva accolti. Soprattutto per Mario Corso, che fuori dalla sua maglia nero azzurra non ha sempre convinto, in campo e fuori.

Non era amato da molti giornalisti dell’epoca, a cominciare da un Gianni Brera per cui era soltanto “il participio passato del verbo correre”, non riconoscendo il suo talento probabilmente troppo avanti con i tempi (e le dinamiche del campo).

Del resto la capacità di Corso era proprio quella di esprimere tutta la sua fantasia sulla trequarti di campo, in una zona dove allora non giocava ancora nessuno. E certo non con quel talento immenso. Apprezzato dagli interisti che si esaltarono con le vittorie, un po’ meno dal resto dell’Italia che non ne riuscirono a vedere le doti in azzurro, quasi cancellato dalla nazionale per via di gesto del “ombrello” coraggiosamente mostrato a Giovanni Ferrari dopo la mancata convocazione al Mondiale in Cile (e che gli precluse poi anche gli eventi successivi).

Prati: all’ombra di Gigi Riva

Pierino Prati di gol nelle maglie di club ne ha sempre segnati tanti, ed è in qualche modo diventato un idolo in tutte le sue esperienze. I 102 gol in maglia rosso nera (su 209 partite), ma anche i 28 segnati con la Roma. La sua prima stagione da titolare in effetti terminò subito con lo scudetto del Milan e il titolo di capo cannoniere del campionato.

Un vita dedicata al gol, culminata forse con quella storica tripletta segnata al Bernabeu durante la finale di Coppa dei Campioni del 1969. Ma anche per Prati la nazionale non regalò lo spazio che forse avrebbe meritato. 14 presenze soltanto con comunque 7 reti all’attivo. Il motivo però era più facile quanto insormontabile: la presenza contemporanea di un Gigi Riva  impossibile da scavalcare.

Un derby in paradiso

I due si sono così spenti a pochi giorni di distanza, per motivi diversi uniti ancora una volta nel viaggio finale che il destino gli ha riservato. Unendo ancora una volta le emozioni delle due tifoserie milanesi, che questa volta non potranno fare altro che dividersi il cordoglio, dopo aver esultato tanto per i loro gol a S.Siro.

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