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Maldini, stoccata alle proprietà straniere: “Le squadre non si gestiscono con Excel”

Fonte immagine: Profilo Instagram @paolomaldini

Paolo Maldini lancia una nuova stoccata alle proprietà straniere, in particolare quella del Milan che non lo ha confermato un anno fa. La frecciata arriva durante una lunga intervista rilasciata per Sport Mediaset: “Ho sempre affrontato le difficoltà da solo. Quindi da dirigente ho cercato di supportare i ragazzi più giovani che si trovano a dover sopportare una forte pressione. Purtroppo le tante proprietà straniere che arrivano non conoscono bene l’argomento e non vogliono neanche affrontare quel tipo di problema”.

L’ex capitano e dirigente rossonero fa capire che un contatto diretto tra staff e giocatori non verrà mai superato da tabelle e fredde comunicazioni: “Sappiamo benissimo qual è l’importanza di un supporto, anche a livello morale ai giocatori, sia prima che dopo le partite che durante gli allenamenti. Dico sempre che sono cose non tangibili, ma che fanno le fortune dei club. E le cose non tangibili, difficilmente si possono spiegare in un foglio Excel al proprietario, sono fuori dalla portata o dalla possibilità di controllo di un proprietario”.

Maldini e il Milan di Berlusconi

Emerge in un certo senso un po’ di nostalgia in Maldini, soprattutto quando ripensa alla gestione di Silvio Berlusconi e alla nascita del centro sportivo di Milanello: “Il Milan è stata tra le prime squadre al mondo ad aver creduto nel centro sportivo. Certo, non era il centro sportivo di oggi, ma c’erano già due campi, gli spogliatoi… C’era un’idea di luogo dedicato e isolato. Con l’arrivo di Berlusconi, che ha preso una squadra che lottava per le prime 3-4 posizioni con una delle difese più forti di sempre, è arrivata anche un’organizzazione aziendale che ha portato tutto e tutti al massimo livello. Non solamente a livello a calcistico, ma anche per comunicazione, organizzazione e rispetto dei ruoli”.

Infine Maldini ha parlato di due grandi giocatori, Marco van Basten e Ronaldo. E scatta inevitabilmente un confronto tra i due: “Marco al di là dei numeri, del fatto che potesse calciare di destro e sinistro, del fatto che era alto 1,88, che fosse veloce, che fosse cattivo, poi aveva anche questa capacità di essere bello nei suoi gesti tecnici. Marco già con quello che ha fatto, ha smesso a 28 anni praticamente, è da considerare tra i primi cinque attaccanti di sempre. Quello che aveva Ronaldo, che sinceramente non aveva quasi nessuno, o perlomeno quando un giocatore aveva quel tipo di velocità e di impatto fisico non aveva la tecnica di Ronaldo”.

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Fonte immagine: Profilo Instagram @paolomaldini

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