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L’ultima intervista di Gianluca Vialli

Riprendiamo le dichiarazioni rilasciate dall’uomo, morto ieri dopo la lunga malattia

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Fonte immagine: Profilo Instagram @lucavialli

Gianluca Vialli è morto. Per rendergli omaggio riportiamo un’intervista rilasciata per la Gazzetta dello Sport, poco prima degli Europei vinti: “È bello tornare in Nazionale, mi dà l’opportunità di fare quello che voglio fare adesso nella vita: ispirare le persone. Ho trovato un’organizzazione perfetta, un ambiente ideale, il rapporto tra lo staff, i giocatori e i magazzinieri, i massaggiatori… sembra che tutti si vogliano bene e siano felici di essere qua. Merito del presidente Gravina, che ha trasformato la Nazionale in un club, e di Roberto, che è riuscito a creare un’atmosfera veramente molto bella”.

In quel periodo le partite si giocavano senza pubblico, a causa del Covid. Una situazione che a Vialli non piaceva: “Quando lo guardo in tv devo mettere l’opzione per ascoltare il tifo, so che è finto, però senza mi sembra di vedere una partita d’allenamento. Il calcio si gioca in uno spazio particolare dove sei nudo in un’arena davanti ad un pubblico. È meraviglioso, ma terrorizza e se non c’è pubblico non è la stessa cosa, sia per chi fa il calcio sia per chi lo vede da casa”.

I ricordi di Gianluca Vialli

Durante quell’intervista Vialli ha parlato dei suoi primi ricordi legati a un pallone usato per giocare a calcio: “Era un pallone arancione di plastica. Qualcuno ha detto che per avere successo nella vita devi capire presto e con chiarezza quello che vuoi fare da grande. Io credo di averlo capito subito. Una volta, a due anni, così mi ha raccontato mia mamma, ho dato un calcio a quel pallone arancione, mi sono innamorato e ho deciso quello che avrei voluto fare per tutto il resto della mia vita”.

Quando il giornalista gli ha chiesto se avesse voluto ancora fare qualcosa nel calcio e per il calcio, la risposta di Luca fu chiara e prorompente: “Sì, è per questo che vorrei vivere ancora per qualche anno almeno, ho tante cose che voglio fare. Sono felicissimo di fare il capodelegazione dell’Italia. Un giorno mi piacerebbe, dopo aver imparato, fare il presidente di una squadra. Farei un sacco di cavolate, però ho anche tante idee e tante cose che vorrei provare a cambiare, per rendere il calcio uno sport migliore”.

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Fonte immagine: Profilo Instagram @lucavialli