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“È MORTO IL CALCIO”: l’ipocrisia attorno alla Superlega

La Superlega, a detta dei molti tifosi, ha ucciso definitivamente il calcio. Ma le colpe vanno attribuite solamente agli ideatori del torneo?

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Fonte immagine: Instagram

L’ufficialità della Superlega aveva scosso in maniera repentina il mondo del calcio, creando soprattutto indignazione nella frangia dei tifosi più appassionati e sentimentali. 

A molti di essi, infatti, non è andato giù il formato del torneo, che avrebbe garantito il posto alle squadre più blasonate, lasciando sempre più indietro le altre, sia in termini economici che sportivi. 

Ciò ha comportato inevitabilmente attacchi nei confronti degli idealizzatori, rei di aver tentato di rendere il calcio un business “per pochi”, più di quanto non lo sia già, volto ad arricchire esclusivamente le loro tasche; ma chi è che permette questo?

“LA MORTE DEL CALCIO”: È COLPA DI TUTTI

Se da una parte è vero che i fondatori hanno tenuto in considerazione i propri interessi, dall’altra è anche vero che non va trascurato quello che di fatto arricchisce e tiene in vita il calcio: il tifo.

L’obiettivo della Superlega è sempre stato quello di garantire spettacolo e visibilità a questo sport, in modo da avere anche un ritorno economico maggiore rispetto a quello attuale, e dare quindi alle squadre la possibilità di sopravvivere con la crisi che vige attualmente causa COVID. Tutto ciò può essere fatto venendo incontro a quelli che sono i gusti del tifoso, che inevitabilmente sono indirizzati verso le squadre di maggiore blasone. 

Inutile dire che chiunque vorrebbe vedere più frequentemente sfide come Barcellona-Real Madrid, a scapito di altre per le quali, diciamolo con sincerità, buona parte degli appassionati neanche si degna di accendere la televisione.

LA MENTALITA’ DEL TIFOSO

A dimostrazione di quanto detto, troviamo diversi luoghi comuni che rispecchiano a pieno il pensiero del tifoso, all’apparenza banali, ma che allo stesso tempo ha permesso ai fondatori di cogliere la palla al balzo per attivarsi:

Primo fra questi, è la tendenza a preferire le competizioni internazionali a quelle nazionali, snobbando le vincitrici di quest’ultime poiché scontratesi con avversarie più “abbordabili”. Una mentalità, questa, di stampo soprattutto italiana: ne sa qualcosa la Juventus, costantemente criticata per non confermare in ambito internazionale ciò che di buono fa nei campionati, ma anche la stessa Inter di quest’anno che, sebbene sia vicina ad uno scudetto per certi versi storico (l’ultimo undici anni fa), continua ad esserle rinfacciata l’uscita prematura dai gironi di Champions League da ultima della classe. Il discorso può anche valere per il singolo calciatore, maggiormente apprezzato quando compie un gesto tecnico in una partita di rilievo. Tutti ideali che inconsciamente ci fanno preferire un determinato spettacolo all’interno di questo sport, trascurando di fatto tutto il resto, che prontamente il mercato provvede ad eliminare.

LE POSIZIONI DI UEFA E FIFA: IPOCRITE?

Infine, erano persino arrivate le dure repliche di UEFA e FIFA, che avevano minacciato sanzioni pesanti a chi si fosse azzardato a partecipare nel nuovo torneo:

Il presidente della UEFA, Aleksander Čeferin, ha dichiarato di escludere da tutte le competizioni UEFA (tra cui anche gli Europei) tutti coloro che avrebbero aderito alla Superlega. Della stessa linea di pensiero si era dichiarato anche Gianni Infantino, presidente della FIFA, aggiungendo come il calcio debba mantenere valori fondati sullo sport. Delle posizioni che però racchiudono allo stesso tempo un pizzico di ipocrisia. 

Gli stessi organi sopracitati, infatti, sono stati i primi che, nel corso degli anni, hanno reso il calcio uno sport lontano da sani valori: ne sono un esempio i mondiali organizzati in Qatar, paese che ha violato i diritti umani nella costruzione degli impianti (morti oltre 6.000 operai), ma anche vari scandali passati in cui la stessa FIFA è stata coinvolta con Blatter e Platini, colpevoli di corruzione. 

Adesso, la Superlega è una minaccia che è stata abbattuta, ma ce ne sono ancora altre che bisogna combattere.

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Fonte immagine: Instagram