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La storia del coniglione, la riapertura delle poker room in Florida e l’addio al re di Macao.

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Fonte immagine: Pic courtesy NeONBRAND on Unsplash

La storia del coniglione

Ci sono decine e decine di episodi incredibili che arrivano dai siti di tutto il mondo, ma alcuni sono annoverabili tra le situazioni in cui la realtà supera di gran lunga la fantasia.

In un tranquillo angolo americano

Dobbiamo fare qualche kilometro per arrivare a Middlebourne, una ridente cittadina nello stato dell’Ohio dove lo sceriffo di quella Contea, quando è super indaffarato, ha la necessità di scontrarsi con furti di galline, qualche ubriaco molesto ed episodi di gravità pari allo zero virgola.

In un contesto in cui non capita nulla o quasi, ciò che è successo durante la settimana pasquale è una sorta di avvenimento da ricordare per il resto della vita.

Parliamo di un episodio che assume i connotati dell’unicità, soprattutto per il momento che stiamo vivendo, anche se in quei giorni di festa gli Stati Uniti non avevano ancora inteso ciò che in tutto il resto del mondo, soprattutto in Europa e in Italia, stava capitando.

 

Galeotto fu il coniglio

È il mercoledì prima di Pasqua e un brillante giovanotto ha l’altrettanto brillante idea di travestirsi da coniglio gigante, passeggiare per le vie della città e infine dirigersi verso l’autostrada dove, con fare baldanzoso, nella prossimità di un cavalcavia, osserva festante le macchine che gli passano di fianco e saluta conducenti e passeggeri con la pelosa zampetta da provetto Roger Rabbit.

Non tutti hanno sorriso per tale manifestazioni d’affetto, tanto che un signorotto di 49 anni, accosta il suo camioncino sul ciglio della corsia del cavalcavia e, con fare minaccioso, nientemeno, afferra la sua pistola e la punta all’altezza delle orecchione del coniglione.

Pensate a che scena surreale si siano trovati i passanti: un uomo armato che punta una pistola ad un coniglio gigante, che nemmeno il cervello di Quentin Tarantino in acido sarebbe riuscito a partorire di meglio.

 

Birre e gattabuia

Quando la polizia è arrivata sulla scena, ha trovato un solitario coniglio impaurito che ha raccontato il tutto alle forze dell’ordine, alle quali è bastato poco per trovare il pistolero.

Il camioncino è stato rinvenuto in un’area di servizio situata qualche kilometro più avanti, dove due signori, uno dei quali con le fattezze del nostro eroe, erano intenti a trangugiare una deliziosa cassa di birra.

Rinvenuta anche la pistola, l’attore protagonista è stato rinchiuso in cella per una notte e denunciato per minaccia aggravata e uso improprio di arma da fuoco, accuse alle quali, l’ignaro 49enne, non è riuscito nemmeno a rispondere, tanto fosse devastante il suo stato di ebbrezza.

Nessuno può avere chissà quale simpatia per questo signore, ma non vi è possibilità alcuna che il risveglio dalla sbornia del giorno prima, possa essere simile a quello di tante altre sbornie dell’aggressore.

Al suo risveglio la prima domanda è stata: “perché mi trovo qui?” e il solerte aiutante dello sceriffo ha risposto: “perché hai visto un coniglio gigante in autostrada, ti sei fermato, hai preso la tua pistola, l’hai puntata al coniglio e poi sei risalito in camion a bere birra col tuo compare”.

Ci sono risvegli migliori.

Il gambling asiatico piange Jerry Ho

Una sorta di personaggio mitologico che ha fatto della sua vita una sorta di impero costruito gettone su gettone.

Parliamo di Ho Hung-Sun, meglio noto alla comunità del gioco internazionale come Jerry Ho, che, se riportiamo le parole della sempre performante Wikipedia, è stato un imprenditore miliardario cinese di Macao e Honk Kong.

Ho ha legato il suo nome a doppio filo con il gioco d’azzardo stabilendosi fin da giovane a Macao per poi allargare i suoi interessi al di fuori della capitale asiatica del gambling.

Nato il 25 novembre del 1921 e pargolo di una delle dinastie più potenti di quell’epoca, gli Ho Tung, il bis-nonno di Stanley creò dal nulla una sorta di super potenza con le mani in pasta ovunque nella Hong Kong di allora.

Ebreo di origini olandesi, il bis nonno sposò una donna del posto con cui ebbe tantissimi figli, come nelle migliori tradizioni di quei posti.

Le cose andarono davvero bene fino a quando gli averi della famiglia Ho arrivarono fino al papà del personaggio di cui vi stiamo parlando in questo pezzo, il quale cadde in disgrazia a causa di alcune operazioni finanziarie non proprio lungimiranti. Ben due fratelli di Stanley si suicidarono, ma a differenza del clima di sconforto che aleggiava in famiglia, egli non si perse d’animo e trovò la forza di riprendersi per poi costruire l’impero che ha lasciato ai suoi eredi proprio oggi.

Eh sì, perché Stanley Ho è oggi scomparso all’età di 98 anni.

Il suo nome è legato alla maggior parte dei Casinò presenti a Macao, città che negli ultimi anni aveva tolto buona parte degli appassionati del gioco a Las Vegas e sui quali Ho aveva una quota di partecipazione.

Pochi anni fa, nel 2018, tutti i suoi poteri di firma andarono alla figlia prediletta, Daisy Ho, che ne ha preso il posto, una donna che dicono essere forte e carismatica almeno quanto il padre.

Tra gli innumerevoli figli, 17 ufficiali e un numero imprecisato di altri eredi più o meno sussurrati, Stanley è anche il papà della cantante, poi divenuta attrice, Josie Ho, che, curiosità nella curiosità, ha interpretato moltissimi ruoli in cui vestiva i panni di donne costrette a vendere il proprio corpo per sbarcare il lunario, attività non proprio confacente alla vita lussuosa che avrebbe potuto garantire papà Stanley.

 

La riapertura delle poker room in Florida

Dagli Stati Uniti sono arrivate nelle ultime settimane tutta una serie di notizie che ci hanno fatto tornare indietro di un mese e mezzo, due circa, quando da noi la situazione sembrava, forse lo era, disperata.

Ci si arrabattava tra una jungla di Decreti, la stampa di miriadi di autocertificazioni che venivano cambiate di settimana in settimana, eravamo terrorizzati dai contatti con le altre persone.

Da noi le cose sono leggermente cambiate, è innegabile che la luce si stia vedendo in fondo al tunnel e abbiamo il cuore un po’ più leggero, anche se, in alcune parti di’Italia, fin troppe sono state le perdite di vite umane.

Proprio dagli Stati Uniti vi è invece un’improvvisa necessità di tornare alla vita normale pur nel bel mezzo della pandemia che ha investito come uno tsunami anche la nazione a stelle e strisce.

Ed ecco che ha fatto capolino su una TV locale, un servizio di una poker room in Florida che sta provando piano piano ad aprire con le precauzioni del caso.

Vengono rispettate tutte le linee guida di carattere normativo: i giocatori utilizzano le mascherine, ognuno di essi sembrerebbe avere un nebulizzatore spray da utilizzare con frequenza, alcuni utilizzano i guanti, altri no.

Il General Manager di una delle poker room che ha riaperto in Florida, Fred Guzman che opera a Orange City e Daytona Beach, ha dichiarato che vengono rispettati tutti i regolamenti vigenti nel proprio Stato di appartenenza.

Si parte dal controllo della temperatura corporea per tutti gli ospiti della sala, impiegati e dipendenti compresi, tutte le postazioni dei giocatori continuamente sterilizzate al cambio di posto.

Inoltre è stata messa in atto una limitazione dei tavoli all’interno della sala e, per ognuno di essi, vi è uno spazio definito congruo tra un giocatore e l’altro, ma non vi sono coperture in plexiglas a separare le postazioni.

Speriamo vada tutto bene.

Andrea Borea

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Fonte immagine: Pic courtesy NeONBRAND on Unsplash

Andrea Borea

Scritto da Andrea Borea

Editorialista, scrivo di sport e di attualità da 25 anni, appassionato di basket NBA, poker sportivo, betting, podcast e di libri. Se rotola, mi troverete lì.