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LA PROTESTA SU QATAR 2022: ecco cosa sta succedendo

Portata avanti da diverse nazionali per il prossimo mondiale inizia a prendere forma. Ecco cosa riguarda.

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Fonte immagine: Instagram

In questa sosta per le nazionali, ha preso forma una curiosa protesta da parte di alcune nazionali, che tramite i propri giocatori hanno dato voce a ciò che sta succedendo nel paese che ospiterà nel 2022 la prossima coppa del mondo: il Qatar.

LA PROTESTA

La protesta è rivolta verso il governo qatariota, accusato di violazione dei diritti umani per aver sfruttato un numero vasto di lavoratori immigrati illegalmente per la costruzione degli stadi.

Inoltre, le condizioni in cui questi lavoratori hanno svolto tali lavori sono altrettanto illegali: negli ultimi dieci anni, infatti, si contano più di 6000 lavoratori morti, tra immigrati dal Nepal, Pakistan e India. 

La gravità e la validità della protesta è talmente limpida che persino la FIFA, tramite una nota, ha fatto sapere che non prenderà nessun tipo di provvedimento disciplinare per essa, definendola come “libertà di parola e di potere del calcio come forza del bene”.

LE NAZIONALI COINVOLTE: SOLO 3, PER ORA…

Ma quali sono le nazioni che hanno portato avanti questa protesta? La prima a mobilitarsi è stata la Norvegia, che tramite delle magliette indossate prima del match contro Gibilterra, ha messo in luce tutto ciò che stava succedendo nel paese asiatico. In seguito, anche Germania e Olanda hanno prontamente appoggiato la causa portata avanti dal paese scandinavo, e non è da escludere che in futuro possano aggregarsi altre nazioni. 

Vogliamo fare qualcosa di concreto per mettere pressione alla Fifa affinché sia sempre più diretta e ferma nei confronti delle autorità del Qatar, imponendo loro delle richieste più severe.

Ha dichiarato il CT norvegese Solbakken, a dimostrazione di come gli scandinavi non hanno alcuna intenzione di mollare questa battaglia e di chiedere l’appoggio non solo alle altre nazioni, ma anche alla FIFA stessa.

I PRECEDENTI: “QATARGATE” E IL CALENDARIO

Che questo mondiale non sapeva da fare non lo scopriamo di certo oggi: lo stesso Joshua Kimmich, centrocampista della nazionale tedesca, ha dichiarato tramite “L’Equipe”:

Penso che siamo in ritardo di 10 anni per il boicottaggio della Coppa del Mondo in Qatar. Dovevamo pensarci prima.

Le parole del centrocampista però, non sembrano riferirsi solamente alla faccenda dei diritti umani, ma anche a dell’altro che ha fatto da contorno a questa controversa faccenda: stiamo parlando del “Qatargate”, lo scandalo su Qatar 2022 scoppiato nel 2014, quando i quotidiani “France Football” e “The Sunday Times” accusarono un gran numero di alti dirigenti del calcio mondiale di essersi fatti “corrompere” dagli emiri qatarioti in merito all’assegnazione del suddetto mondiale. Tuttavia, nonostante il rinvenimento di prove tangibili, la FIFA dichiarerà di non aver riscontrato nessuna irregolarità nell’assegnazione del torneo.

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Infine, altra protesta che continua a tenere banco ancora oggi, è quella che riguarda il periodo di svolgimento di questa coppa, previsto tra i mesi di novembre e dicembre 2022, e che quindi andrà ad accavallarsi con la stagione dei club. Un fatto che sicuramente creerà non pochi problemi alle federazioni europee per lo svolgimento delle competizioni nella stagione 2022-2023.

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LA PROTESTA SU QATAR 2022: ecco cosa sta succedendo
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