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La guerra di Sinisa Mihajlovic

L’uomo prima che il calciatore

Sinisa Mihajlovic racconta gli anni della guerra nella ex Jugoslavia
Fonte immagine:  *Autore: Adam Davy - Copyright: EMPICS Sport

Sinisa Mihajlovic sembra un uomo freddo, ma ha vissuto tante vite in una sola. Ed ecco che in una lettera racconta i suoi trascorsi con la guerra: “Io sono nato a Vukovar, per me era la città più bella del mondo. Poi è diventata simbolo della guerra. Ci sono tornato due anni fa, dopo 25 anni… L’ultima volta era stata durante il conflitto. Era tutto raso al suolo, non riuscivo neanche a orientarmi. A capire le vie. Solo scheletri di palazzi e macchine ammassate per creare trincee. Non volava un uccello, non c’era un cane, nulla…”.

L’attuale allenatore del Bologna sa bene come si convive con carriarmati e bombe. Nella sua terra, in cui popoli amici sono diventati nemici per una bandiera: “Le guerre, tutte, fanno schifo. Ma quella fratricida che abbiamo vissuto noi nella ex Jugoslavia è quanto di peggio possa capitare. Amici che si sparavano tra loro, famiglie disgregate. Il mio migliore amico ha devastato la mia casa. Mio zio, croato e fratello di mia madre, voleva «scannare come un porco», disse così, mio padre serbo. Dovranno passare due generazioni prima di poter giudicare cosa è accaduto. È stato devastante per tutti”.

La guerra secondo Sinisa Mihajlovic

La famiglia di Sinisa non ha avuto una vita facile, neanche prima della guerra. Lo racconta nel corso della lettera lo stesso allenatore: “Mio padre faceva il camionista è morto di tumore ai polmoni. Quando se n’è andato io non c’ero. Ci penso tutti i giorni. Durante la guerra lo imploravo di venire in Italia ma volle restare nel suo Paese. Vorrei potesse vedere come sono cresciuti i suoi nipoti”.

Il sogno di poter riabbracciare il padre è ormai impossibile. Ma c’è ancora la mamma qui con lui: “Mi guarda ancora con gli stessi occhi di quando ero bambino. Lei non parla l’italiano e i miei figli poco il serbo. Ma ogni volta che viene a trovarci a Roma e vedo come li guarda, capisco che l’amore non ha bisogno di parole”.

La vita non è mai stata facile per Sinisa. Ma da questa esperienza è venuta fuori un’energia incredibile per aiutarlo ad affrontare tutto. Anche la malattia: “Certe volte penso di avere 150 anni, per tutto quello che ho vissuto. L’adolescenza in Serbia, la carriera e le tante città, sei figli, la povertà, i successi. Ma anche due guerre, le ferite, le lacrime… Oggi se mi guardo indietro posso dirlo: Sinisa, quanta vita hai vissuto…”.

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Fonte immagine:  *Autore: Adam DavyCopyright: EMPICS Sport