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Kickboxing: ecco perché Giorgio Petrosyan è una leggenda

Giorgio Petrosyan
Fonte immagine: *giorgiopetrosyan Instagram

C’è chi lotta e lo fa da sempre, nella vita ma anche per professione: è Giorgio Petrosyan, campione di kickboxing.

La sua esistenza è stata segnata da un passato non facile. Nel 1999, un bambino di 13 anni, fugge dall’Armenia (dove era nato) per sfuggire alla guerra con l’Azerbaigian. Una guerra che chiamava in prima linea uomini e ragazzi, privi di un’educazione militare, quindi destinati a una morte precoce.

Quel bambino arriva in Italia con il padre e il fratello maggiore, nascosti a bordo di un camion in un viaggio lungo ben 10 giorni. Milano, Stazione centrale, freddo e febbre a 40 per Giorgio, che cerca un angolo per dormire.

Gli inizi in Italia sono stati problematici, i Petrosyan hanno combattuto contro pregiudizi che non hanno reso facile la loro integrazione nella società. Tanto che i compagni di scuola additano Giorgio come uno “straniero di merda”.

Tuttavia nel 2014, dopo l’ennesimo titolo mondiale, al campione viene riconosciuta la cittadinanza italiana per meriti sportivi, conferita dal Presidente Giorgio Napolitano.

Una cittadinanza guadagnata sul ring, in quei palazzetti che lo hanno reso campione, subendo solo due sconfitte nel corso della sua carriera.

Il fatto più curioso dei suoi vent’anni di carriera? Il danno più grave non lo ha subito da nessun avversario ma se lo è autoinflitto colpendo i suoi rivali.

Un percorso iniziato dagli allenamenti di muay thai, a Trieste, dove lavorava come muratore per mantenersi e si allenava sin da giovanissimo. Grazie alla sua passione e costanza sono arrivati i primi contratti da professionista.

L’incontro decisivo per la sua carriera è quello dei quarti di finale contro Albert Kraus, uno dei maggiori esponenti mondiali tra i kickboxer. Quest’ultimo però viene sconfitto da Petrosyan, nel gergo definito uno southpaw, ovvero un mancino, infatti il suo lato forte è proprio quello sinistro.

Il suo controllo delle distanze mette in crisi tutti i suoi sfidanti, tanto che questa vittoria del 2009 gli fa guadagnare il nome di “The Doctor”. Perché? Beh il kickboxer attende fino all’ultimo istante per anticipare l’avversario in maniera chirurgica e con un timing micidiale!

Ma se è vero che sono i numeri a parlare, facciamo una breve ricostruzione della sua carriera: 106 incontri disputati, 102 vinti, 2 persi e 2 pareggiati. Allora non c’è molto altro da spiegare.

Ecco perché The Doctor non è semplicemente “una” leggenda ma “la” leggenda di questo sport dove non conta quanti colpi prendi, ma quante volte riesci a incassare e restare in piedi.

Ecco perché quel bambino cresciuto all’ombra della fame e della guerra, è diventato il simbolo del coraggio, del sacrificio, dell’integrazione. Giorgio Petrosyan alla fine ha vinto la guerra più grande, quella contro un destino crudele, un destino che nessun bambino merita ma contro il quale ha avuto la meglio.

Un fighter che ha affrontato la vita combattendo sul lato sinistro, quello buono, onorando una nazione orgogliosa di averlo “adottato”.

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Fonte immagine: *giorgiopetrosyan Instagram