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Kareem Abdul-Jabbar: un gancio in mezzo al cielo

kaarem abdul jabbar
Fonte immagine: glam.giocodigitale.it

Ci sono giorni come tutti gli altri e giorni che ringraziamo esistano.Oggi veniva al mondo Kareem Abdul-Jabbar, una leggenda del basket.

73 anni di storia, di perfezione vivente. Un’ istituzione della pallacanestro , uno di quei campioni che “come lui non ne fanno mai più”.

Non un semplice atleta da record- oh sì, perché è anche quello- ma un’icona “fuori dal gregge”, un ribelle ma per giusta causa.

Il giocatore si è da sempre schierato nella difesa di ideali anti razziali, affermando anche la volontà di voler porre fine alla guerra in Vietnam. Proprio a questo proposito, manifestò la sua posizione, non presentandosi alle Olimpiadi del 1968.

Definitelo pure anti sistema, ma forse è proprio questo, che un giorno, lo farà risplendere di una luce ancora più grande, accecante, nel firmamento nell’NBA.

La sua è una carriera da record. The Captain ha giocato fino all’età di 42 anni, per ben 20 stagioni professionistiche con i Milwaukee Bucks ed i Los Angeles Lakers. Non una presenza qualunque, fastidiosa per gli avversari ed essenziale per i compagni. Il cestista ha vinto sei campionati NBA, detenendo il primato per punti segnati, 38.387.

Un successo che si è creato da solo, sconfiggendo le tante avversità sulla sua strada.

Nato a New York, proprio nel primo giorno delle Finals, la partita di apertura delle prime finali NBA.

Sarà un caso? Noi crediamo che invece, ci sia di mezzo il destino, manifestando un chiaro segno.

Il primo ostacolo si manifestò da bambino, quando ebbe un problema alla retina dell’occhio sinistro, a causa di un infortunio. Per questo, da quel momento in poi, ha sempre indossato degli occhiali protettivi.

Ma Kareem Abdul-Jabbar, da vero campione, ha saputo trasformare una disgrazia in opportunità. Il problema in realtà gli ha permesso di sviluppare una dota straordinaria: la cinestesia. Si tratta di una sensibilità particolare e rara, che riesce a far percepire come il corpo debba muoversi, pur in assenza di stimoli sensoriali.

Quello che per qualsiasi persona poteva essere un handicap, per lui divenne un cavallo di battaglia: il fatidico “gancio-cielo”. Un movimento che consentiva di pietrificare completamente l’avversario, ergendosi alla massima estensione e portando la palla direttamente in canestro, con il movimento del polso spezzato.

Una tecnica che provò sin da bambino, quando alla prima prova, non centrò neppure il canestro.

Solo all’università uscì fuori la sua stoffa da campione, tanto da far abolire la schiacciata per limitare la sua forza.

Impegnato nel sociale, cerca di combattere gli stessi pregiudizi del quali fu vittima, da tenera età. Infatti già a scuola venne discriminato per la sua altezza eccessiva, nonché per il colore di pelle.

Probabilmente spinto dalla propria esperienza personale, si trovò a fronteggiare problemi sociali, facendo sentire la propria voce attraverso la celebre rivista Time.

The last but not the least, l’ex presidente Obama gli conferì “The Medal of Freedom”, “un contributo meritorio speciale per la sicurezza o per gli interessi nazionali degli Stati Uniti, per la pace nel mondo, per la cultura o per altra significativa iniziativa pubblica o privata“.

Kareem Abdul-Jabbar, un eroe anche al di fuori del parquet, che ha creato il suo gancio in mezzo al cielo, neutralizzando ogni possibile nube intorno a lui.

Per altri articoli sui campioni NBA: Shaquille O’Neal

Maria Caterina Crugliano

Scritto da Maria Caterina Crugliano

Copywriter dell’ironia. I miei genitori devono ancora capire che lavoro faccio. Penso quindi scrivo (e rido).