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Javier Zanetti si racconta in un’intervista per il Corriere della Sera.

Il vicepresidente dell’Inter svela la sua passione per la cucina, ma non solo…

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Fonte immagine: Profilo Instagram @javierzanetti

Spesso ai personaggi famosi viene chiesto quale avrebbe potuto essere l’altro percorso di vita che gli sarebbe piaciuto intraprendere, se quello attuale non fosse andato in porto: una domanda molto gettonata e che regala sempre grandi sorprese, come in questo caso, con Javier Zanetti.

Il vicepresidente dell’Inter si racconta durante una lunga intervista al Corriere della Sera, parlando di alcuni momenti della sua vita e individuando la cucina e la ristorazione come elementi che lo appassionano molto, ma ricorda anche con grande ammirazione e passione il lavoro svolto dal padre, quello del muratore, un mestiere che probabilmente avrebbe svolto con amore se non avesse intrapreso la sua ascesa nel mondo del calcio, infatti afferma: “Mio padre faceva il muratore. Da ragazzino l’aiutavo. Se non fossi diventato calciatore, proprio grazie a papà e a uno zio che hanno ricavato un campetto da calcio nel quartiere dove abitavamo, per evitare che giocassimo in strada, avrei continuato a lavorare con lui. Costruire mi piace”.

Ogni momento, ogni sapore, ogni profumo, ci ricorda una parte della nostra esistenza, come quando sentiamo l’odore del ragù la domenica e ci ricordiamo della nonna che preparava il pranzo, diventando il nostro piatto del cuore.

A questo proposito, svela anche il suo, legato alle sue tradizioni e alla terra dove è cresciuto, e quindi svela:

«La mia infanzia profuma di asado. Mamma era argentina, ma lo preparava papà, di origini italiane. Da noi sono gli uomini che si dedicano a questo rito che fa stare bene assieme. Cucinare l’asado insegna la pazienza, la dedizione, non è un semplice piatto. Lo so fare anch’io, ho imparato guardando papà mentre girava e guarniva la carne accanto al fuoco della brace, chiacchierando con gli amici. Che argentino sarei, sennò». 

Quello su cui però opera un importante riflessione è che qualunque sia la tua passione, se la svolgi bene e con amore non puoi sbagliare, ecco perché quando gli viene riproposto il parallelismo tra capitanare una squadra come l’Inter e guidare lo squadrone dei suoi ristoranti, lui risponde che l’elemento fondamentale è rappresentato dal leader, perché è colui che dà l’esempio, in termini di praticità, di senso del dovere, ecco perché è importante trovare le persone giuste per fare squadra!

La sua passione per la cucina lo ha portato a creare tantissimi ristoranti e a legarsi a chef di un certo calibro, nonché i più famosi, ma la motivazione che lo ha spinto ad iniziare e romantica e bizzarra allo stesso tempo, infatti afferma: “mancava, fino a qualche anno fa, il profumo della carne arrostita che a Buenos Aires senti a ogni angolo. Così ho cominciato con El Gaucho, un posto per gli argentini, il nostro quartier generale dove ritrovarsi tra amici. Poi è arrivato El Botinero e, da qualche settimana, El Patio del Gaucho, decentrato, in una location molto bella, formata da tante terrazze. Mi piace vedere la gente che si diverte nei miei locali, posti non formali, vivaci pezzetti di Argentina”.

Se poi pensate che a questo si aggiunge che questi luoghi spesso diventano anche luogo di raccolte fondi per beneficenza e onlus, allora ci sentiamo di dire che è stata proprio una strada giusta da seguire!

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