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Sinner: la dolce consapevolezza di essere “umano”

Jannik perde la finale di Miami ma lascia la sensazione che qualcosa di davvero bello possa succedere nel movimento tennistico italiano.

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Fonte immagine: Instagram

La prima cosa che mi sono chiesto al termine della finale di Miami è stata: “E adesso quando ti rivedremo in campo?” Eh si, Yannik Sinner, l’abbagliante diciannovenne altoatesino salito agli onori della cronaca per aver conquistato la finale del Masters 1000 in Florida mi ha lasciato un sentimento di amarezza misto a una immediata voglia di poterne riapprezzare le gesta. Perchè ciò che questo ragazzo ha realizzato nelle 2 settimane in America va al di là di un torneo di tennis giocato da consumato veterano. 

Ha semplicemente fatto scoccare in me (e non solo, ne sono certo), la scintilla che solo certi “eletti” riescono a trasmettere, quella sensazione accecante di ritrovarsi di fronte a un talento capace di trascinare un’intera generazione. Esattamente come è stato per alcuni suoi illustri predecessori, Alberto Tomba, Valentino Rossi e Federica Pellegrini (solo per citarne alcuni), questo meraviglioso biondino dal cognome tutt’altro che italico e proveniente da famiglia di madrelingua tedesca, ha il privilegio oltre che l’onere, di ri-scrivere la storia dello sport italiano. Sinner ha le stimmate del predestinato, un personaggio in cui tanti ragazzi potrebbero identificarsi, provando ad emularne le gesta in campo nonostante ad un primo sguardo superficiale possa apparire come l’antidivo per eccellenza. 

 
“È un piacere e un onore poter stare cinque ore su un campo da tennis, perché so di essere un privilegiato. Io posso vivere giocando a tennis mentre ci sono persone che non possono nemmeno permettersi una racchetta”.   

Basterebbero queste poche parole per capire di cosa stiamo parlando. Sinner le ha pronunciate qualche giorno fa dopo la vittoria su Khachanov, evidenziano un ragazzo che ha la piena consapevolezza di ciò che fa e dove si trova ma che non perde mai occasione per mostrare la sua umiltà e in un momento storico in cui in troppi straparlano, di uno così se ne sentiva davvero il bisogno.

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Conoscendo il mondo dei social, temevo che l’eventuale sconfitta potesse scatenare il solito branco di inetti nel considerarlo un sopravvalutato, una meteora, l’ennesima occasione persa da un atleta italiano. Niente di tutto questo. La sconfitta contro il polacco Hurkack non lo ha reso meno forte ma semplicemente più umano, quel turno di servizio buttato via sul 6/5 del primo set ne ha messo in evidenza una fragilità emotiva finora insospettabile. Anche nei turni precedenti aveva avuto momenti di grande difficoltà e ne era uscito mostrando classe innata, nervi d’acciaio e atteggiamento da campione navigato. Questo passaggio a vuoto gli è costato il match ma ne mette a nudo fragilità su cui poter lavorare e attorno alle quali tutti noi possiamo stringerci affinchè accada il meno possibile.

Ripartire dal n°22 del Ranking Atp, dal settimo posto nella race per il Masters di fine anno, abbiamo ancora impresso nella mente il game decisivo della semifinale in cui ha letteralmente tramortito lo spagnolo Bautista Agut, una dimostrazione di “violenza” tennistica così dominante da sembrare impietosa. Siamo pronti e ben disposti a farci trascinare in un’avventura, quella della sua carriera, che ha un finale pressochè annunciato, un finale di emozione pura.  

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Sinner: la dolce consapevolezza di essere “umano”
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Sinner: la dolce consapevolezza di essere “umano”
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Jannik Sinner perde la finale di Miami ma lascia la sensazione che qualcosa di davvero bello possa succedere nel movimento tennistico italiano.
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