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Jan Ullrich ricorda la sua vita al vertice del ciclismo mondiale.

Vittorie, fama, soldi, ma anche eccessi estremi: doping, alcool, cocaina e fumo.

Fonte immagine: Profilo Instagram @janullrichofficial

Ullrich ricorda la vita spericolata che gli è costata la carriera, con una maxi-squalifica e accuse di utilizzo di sostanze vietate, che lo stavano portando a mettere fine alla sua vita.

Così il campione si racconta spiegando quella che è stata la sua vita dissipata, che lo ha portato ad essere descritto sia come uno tra i più grandi del ciclismo, ma anche uno degli uomini più complicati.

“Non so come possa essere sopravvissuto” è un docufilm in cui affronta il tema del doping: “Ero un atleta di altissimo livello e potevo sottoporre il mio corpo a qualsiasi sforzo estremo. Tutto questo talento per la sofferenza mi ha reso anche il vincitore del Tour, ma purtroppo ha funzionato anche nell’altro senso, il peggiore. Molti altri sarebbero morti o si sarebbero uccisi. Per me è un mistero ancor oggi pensare al fatto che io sia ancora vivo. Ero all’estremo, il passo successivo era la morte. Portavo il mio corpo all’estremo. Una volta non ho bevuto nulla per mesi, forse addirittura nove. Poi ho iniziato con un bicchiere e dopo un attimo ho subito perso il controllo. Non mi sono più fermato, sono passato dal vino al whisky con una bottiglia al giorno, poi due e così via, intorpidendomi di settimana in settimana” 

In più aggiunge: “Potevo bere sempre più whisky, sniffare sempre più cocaina. Molti sarebbero morti ma il mio corpo ha resistito” ha ribadito in un’intervista per Humo.

“Ero sul baratro, mi inventavo delle sfide con me stesso, solo per il piacere di affrontarle e vedere fino a dove potevo spingermi. Per esempio, una volta ha deciso di stabilire un assurdo record mondiale… e ho fumato più di settecento sigarette in un giorno”.

Infine, commenta anche gli anni successivi alla squalifica: “All’improvviso sono caduto dal mio piedistallo di candidato alla vittoria finale. Mi sono ritrovato da solo, mentre tutta la Germania mi stava puntando il dito contro. Da cavallo di razza sono diventato improvvisamente un cavallo da fattoria. È stato molto difficile e non è ancora passato perché in realtà, sento lo stesso dolore ancora adesso. Ero arrivato al mio punto più basso, quello che mi facevo era tutto ciò che una persona poteva sopportare fisicamente e mentalmente. Il passo successivo sarebbe stato la morte, che non è arrivata.”

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Fonte immagine: Profilo Instagram @janullrichofficial

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