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Italvolley – Gli occhi d’ebano iniettati di sangue.

Dopo la delusione olimpica le azzurre di Mazzanti ritrovano fame e cattiveria e conquistano il titolo Europeo.

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Fonte immagine: Facebook

Prima di tutto una doverosa premessa. Non amo chi sale frettolosamente sul carro dopo aver sentenziato con ferocia esagerata sugli insuccessi. Preferisco le analisi costruttive, descrivere il percorso dalla caduta fragorosa al trionfo inatteso. E’ esattamente ciò che è accaduto alle “ragazze terribili” della pallavolo italiana, che a Tokyo erano tra le favorite del torneo e hanno mancato in maniera clamorosa l’appuntamento per poi rifarsi 2 mesi dopo proprio contro la “bestia nera” Serbia, che sembrava pressochè imbattibile e per di più, a casa loro!

Come nei film

Le ragazze di Mazzanti arrivano alle Olimpiadi con i favori del pronostico probabilmente molto più dei colleghi maschietti, alcuni dei quali giunti alla fine di un ciclo. Aspettative di medaglia molto alte quindi, dopo un secondo posto mondiale nel 2018, potendo contare sui pilastri dell’imbattibile  Imoco Volley Conegliano, ossia De Gennaro, Sylla e soprattutto l’opposto Paola Egonu.

La pressione è altissima sulla nostra portabandiera a cinque cerchi tanto da attirare anche l’attenzione di coloro che non masticano abitualmente pallavolo ma… tutt’altro. Sin dalle prime battute del torneo si avverte un clima di eccessiva esaltazione, qualche sorrisino di troppo e poca cattiveria agonistica. Nonostante le prime vittorie contro squadre abbordabili, le azzurre sembrano svagate, quasi convinte che le partite si vincano da sole. Le sconfitte contro la Cina (già eliminata) e gli Usa nel girone eliminatorio compromettono un potenziale cammino abbordabile verso i quarti di finale. E proprio lì, a un passo dalla zona medaglie che la strada si fa inaccessibile. La Serbia della monumentale Boskovic spazza via le ambizioni azzurre in 3 set senza storia. Si torna a casa, a testa bassa.

La risalita

Scelte discutibili, occhi spenti, cattiveria assente. Sono queste solo alcune delle spiegazioni per quello che ha le sembianze di un vero e proprio fallimento sportivo. Ma è dalle cadute che bisogna essere in grado di rialzarsi. E dopo le ammissioni di colpa sui social, l’occasione del riscatto è lì sul piatto d’argento con un Europeo da giocare in casa della Serbia, medaglia di bronzo a Tokyo, evidentemente non così imbattibile. Mazzanti decide di cambiare palleggiatore, Orro al posto di una spenta Malinov (che in finale si riprenderà il posto), ridà fiducia a Chirichella e Danesi al centro, e può contare sull’indemoniata Pietrini in posto 4 che sopperisce agli alti e bassi della Egonu. Con Bosetti, Folie e Fahr fuori causa per infortunio, le azzurre si compattano e avanzano nel torneo. Sono cambiati gli sguardi, i sorrisini hanno lasciato spazio ad una grinta feroce. Il cammino è senza intoppi, e anche contro avversarie di seconda fascia (Russia e Olanda)  le azzurre non arrestano la loro corsa. Fino alla finale.

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La resa dei conti

L’arrivo delle ragazze italiane al palasport di Belgrado davanti a 20.000 indemoniati serbi ricorda l’ingresso di Rocky Balboa nel palazzetto in Russia quando deve affrontare Ivan Drago, una bolgia infernale. Ma le azzurre, proprio come lo Stallone Italiano, non hanno paura. E si caricano. Sanno che la Serbia è fortissima, sanno che la Boskovic picchia forte ma riuscendo a limitarla l’impresa non è impossibile. E così è.

Partita punto a punto ma nel primo set la spuntano loro. Le nostre non si perdono d’animo e cercano di contenere Boskovic riuscendo a murarla in qualche occasione e facendole perdere qualche certezza. Sylla gioca la sua miglior partita del torneo, Moky De Gennaro è una cavalletta, Pietrini è sempre affidabile e al centro Danesi e Chirichella oscurano la Rasic. Tocchiamo tanti palloni a muro, siamo vivi. E ce la giochiamo. Vinciamo il secondo 25/22. La Serbia riparte fortissimo ma le azzurre non si scompongono, lo schema è sempre lo stesso, servire bene e limitare la  Boskovic toccando quanti più palloni a muro. L’allungo a metà del terzo set è quello decisivo, siamo avanti 2a1.

L’apoteosi

Il quarto set andrebbe incastonato in una teca e mostrato in tutte le palestre a chi vuole avvicinarsi al mondo della pallavolo. Dal primo punto, monster block su Boskovic, alla serie di aces consecutivi di Paoletta nazionale, l’Italia domina in maniera quasi imbarazzante e chiude la contesa in un palazzetto completamente ammutolito restituendo alla Serbia l’umiliazione subita a Tokyo. L’ultima palla la mette a terra Miriam Sylla, la ragazza d’ebano con gli occhi iniettati di sangue, e quell’urlo finale A CASA LORO!!! resterà l’istantanea più bella di un cerchio che è stato chiuso nel più bello dei modi.

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Italvolley – Gli occhi d'ebano iniettati di sangue.
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