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Euro 2020: Battiti azzurri

L’Italia è Campione d’Europa. Cronaca “tachicardica” di una notte indimenticabile.

Euro 2020: azzurri campioni d'Europa
Fonte immagine: * profilo Instagram @azzurri.

Amici miei, è in mezzo a fiumi di adrenalina che vi scrivo questo attestato autentico di felicità. Faccio una estrema fatica a trattenere l’emozione mentre vi scrivo queste righe, perchè quando uno a 41 anni suonati si emoziona così per “22 scemi che corrono dietro ad un pallone” vuol dire che questa insana malattia è ben lontana dall’essere curata. E vivaddio che sia così.

Per chi vive il calcio con questa feroce passione è estremamente difficile trovare parole per una serata del genere. Pronti, via! gli inglesi ci servono una doccia gelata, proseguita per tanti minuti con la sensazione di essere impotenti di fronte a chi mostrava cotanta spavalderia. Ma noi italiani abbiamo la capacità di tirar fuori il meglio proprio quando le cose si mettono male. L’Inghilterra ci ha messo alle corde ma non ha mai sferrato il colpo da Ko e dopo averci tramortiti ci ha concesso di rialzarci. Grave errore se affronti chi ha la tenacia nel proprio Dna.

Parliamoci chiaro, non è stata la migliore Italia di questo Europeo, e Mancini in più di un’occasione  ha mostrato il suo disappunto. Ma i sudditi della Regina non ne hanno approfittato e, imprigionati  dalla paura di vincere ci hanno consentito di rientrare in partita fino a quando Bonucci non ha trovato l’acuto che ci ha riportato le pulsazioni ad un livello accettabile. Sì, proprio lui, l’uomo dello sgabello di Oporto, colui che ha abbandonato la sua Juve per poi riabbracciarla dopo un anno da capitano nelle file del Milan, con la maglia degli azzurri riesce a cancellare ogni forma di pregiudizio mettendo ancora una volta la firma in un momento decisivo. Applausi.

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Ed è stato in questo momento che abbiamo avuto la sensazione di poterci risparmiare la devastante appendice finale. Ma il Dio del Calcio non ha avuto pietà per gli azzurri e dapprima ci ha privato del nostro uomo più pericoloso, Federico Chiesa e poi ci ha costretto a una lunga serie di minuti in apnea fino al triplice fischio finale che ha sancito l’avvento dell’ennesima lotteria dei rigori. E in quel momento una stanchezza quasi surreale ha prevalso, come se la mente avesse una sorte di rigetto verso l’ennesimo stillicidio di sofferenza in agguato.

A nulla sarebbero serviti Ignatia Amara, Gelsemium e Ambra Grisea, prodotti omeopatici contro l’ansia. I rigori sono il momento in cui nulla può contribuire a ridurre il battito cardiaco. E allora andiamo. Senza Paura. Partiamo bene con Berardi ma loro pareggiano, Belotti sbaglia e loro passano avanti. E dopo il gol di Bonucci, Rashford ricorda ai milioni di telespettatori incollati alla tv cosa è sempre mancato agli inglesi per alzare un trofeo dal ’66 in poi, gli attributi. Sale in cattedra  “Messieurs Donnarummà” che dapprima ipnotizza Sancho e, dopo l’errore di Jorginho (uff!),  stoppa le velleità di Bukayo Saka consegnandoci dopo 53 anni la gioia di sollevare al cielo di Wembley il trofeo di Campioni d’ Europa. Giubilo, festa, esaltazione, delirio incontrollato.

Perché saranno anche 22 scemi che corrono dietro ad una palla ma l’orgoglio tricolore non può lasciarti indifferente. Che cominci la festa, non saremo perfetti ma un cuore così grande ce l’abbiamo solo noi. Viva l’Italia, viva gli azzurri.

Attilio Campobello

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