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La mia intervista a Pietro Mennea: tra sport e politica

Pietro Mennea alle Olimpiadi di Mosca
Fonte immagine: * "PIETRO MENNEA (28/06/1952 — 21/21/2013)" by inmemoriamday is marked with CC BY-NC 2.0.

Cercherò di non parlare di politica, parlando di politica. E’ un ossimoro, lo so, ma ci provo. Siamo nella fase in cui tutto ciò che è russo è da avversare e, come premesso, non mi addentro in alcuna considerazione, e questo vale anche per lo sport.

Scelgo di parlare degli sportivi e di una chiacchierata che ebbi modo di fare qualche anno fa con Pietro Mennea, un campionissimo che ci ha purtroppo lasciato qualche anno fa. Lui, nel 1980, poté partecipare alle Olimpiadi di Mosca, nonostante il boicottaggio generato dall’invasione russa dell’Afghanistan, poiché non era atleta militare. Vinse l’oro nei 200 metri, mentre il telecronista si sgolava: “Recupera, recupera, recupera, ha vinto!”. E noi italiani, di ogni età, impazzimmo. Io avevo solo 12 anni e di uscire di sera non se ne parlava… Ma tanti celebrarono un trionfo che fece battere il cuore, più di tanti altri. E, non bastasse, ci fece sognare pure Sara Simeoni, nel salto in alto.

Piangemmo in tanti davanti allo schermo, e piansero ben di più quegli splendidi atleti che si erano preparati quattro anni per una Olimpiade a cui non gli fu concesso di partecipare. La Rai ha recentemente proposto una bellissima fiction su Mennea, che permette di rivivere quei giorni alla perfezione. Andate a ripescarla, merita veramente. Anni dopo ebbi modo di intervistare Pietro, a cui esternai l’emozione che mi regalò e, soprattutto, regalò ad un popolo. Uomo intelligente, si laureò a Bari una prima volta in scienze politiche, su consiglio di Aldo Moro, allora ministro degli Esteri.

Conseguì poi anche le lauree in giurisprudenza, scienze motorie e sportive e lettere. Orgoglioso di ciò che aveva fatto nello sport e nella vita,  mi disse semplicemente, lui che avrebbe poi fatto politica, che la politica non doveva entrare nello sport. Che tanti sportivi non avevano alcuna capacità ne per divenire esempi, ne per prendere posizioni. Mi raccontò il soffertissimo lavoro di mediazione, il pianto incontenibile dei colleghi esclusi, a causa di un qualcosa che non conoscevano minimamente. Posso pensare ad un atleta totalmente disimpegnato, o, addirittura, negativo verso Putin, che si trova a non poter fare il proprio lavoro a fronte di questa situazione.

Scelgo di farvi vedere questo lato della medaglia, perché su Hibet social scrivo di sport, quindi mi fermo qui. Ma ovviamente non è che non mi accorga di ciò di terribile che sta accadendo e me lo ha raccontato un caro amico, il pivot della Varese campione d’Italia nel 1999, Cristiano Zanus Fortes.

Giocava con Pozzecco, Meneghin e Galanda e visse una stagione magica. Era a Kiev, perché la compagna è coreografa. Stava allestendo uno spettacolo, ma il giorno prima di andare in scena arrivarono le bombe. “Terribile, una cosa irreale per un italiano di 50 anni, la guerra è sempre stata lontana da noi. Siamo scappati su un pullman, finiti a dormire in venti sui pavimenti in una casa e poi, miracolosamente, siamo riusciti a tornare nel nostro Paese”. Quante storie come queste, quante ben peggiori, quante che nessuno potrà mai raccontare.

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Fonte immagine: * “PIETRO MENNEA (28/06/1952 — 21/21/2013)” by inmemoriamday is marked with CC BY-NC 2.0.