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Quanto influiscono le vittorie a tavolino? Ecco alcuni casi

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Fonte immagini: Creativecommons

La decisione riguardo all’esito della sfida non disputata fra Juventus e Napoli è stata presa dal giudice sportivo: 3-0 a tavolino più un punto di penalizzazione per la squadra partenopea. Una decisone che farà discutere, e non poco, considerando il ricorso del Napoli già presentato e le chiacchiere popolari che ritengono come questa sfida falserà l’esito finale del campionato, più di quanto non lo sia già a causa dell’emergenza COVID19.

Nella nostra Serie A, da quando è stato istituito il girone unico nel 1929, si contano già la bellezza di 58 partite finite a tavolino. Ma quante volte un risultato deciso dalla giustizia sportiva è stato davvero determinate sul finire della competizione? Quanto c’è da preoccuparsi per queste vittorie a tavolino scaturite in questo inizio di campionato?

Nessuna influenza: Caso Castellini e Alemão

Tra le più celebri ricordiamo quella della stagione 1975-1976 che coinvolse le due pretendenti al titolo, Juventus e Torino, con questi ultimi che prevalsero prima sul campo con il risultato di 1-2, poi in tribunale con un 0-2 a tavolino, dopo che un petardo lanciato dai tifosi bianconeri colpì il portiere granata Luciano Castellini nel corso della partita. In ogni caso, il Torino avrebbe prevalso sui i rivali della Juventus alla fine del campionato, vincendo il suo settimo e finora ultimo scudetto. Altro caso celebre è successo nella stagione 1989-1990, dove questa volta a contendersi il titolo furono il Milan di Arrigo Sacchi e il Napoli di Maradona. Ad essere coinvolti saranno proprio i partenopei, quando a quattro giornate dalla fine fronteggeranno a Bergamo l’Atalanta in una partita difficile e inchiodata sullo 0-0, che tocca il culmine quando Alemão, centrocampista del Napoli, si accascia a terra dopo essere stato colpito da una monetina. Questo gesto, nei giorni seguenti, porterà la giustizia sportiva a decretare la vittoria a tavolino al Napoli, facendole guadagnare un punto in più che le permetterà di posizionarsi in testa alla classifica. Un contraccolpo psicologico che farà crollare nelle ultime giornate i rossoneri e permetterà al Napoli di vincere il secondo scudetto della sua storia a due lunghezze dai rivali.

Grossa influenza: Il caso Catania

A differenza dei primi due casi sopracitati però, ne conosciamo un altro dove le sentenze emesse dal tribunale hanno deciso le sorti di una o più squadre nella lotta per non retrocedere. E’ successo in Serie B, nella stagione 2002-2003 ed è stato ribattezzato come Caso Catania, in cui è stata coinvolta proprio la società etnea. La partita in questione è stata un Catania-Siena, in cui la squadra toscana ha schierato Luigi Martinelli, che la settimana precedente aveva giocato nel campionato primavera nonostante fosse squalificato. Questo porterà Gaucci, presidente del Catania, a presentare il ricorso alla CAF per ricevere una vittoria a tavolino, riuscendoci. Tuttavia però, la stessa formazione etnea compì un illecito analogo nella sfida contro il Venezia (vinta per 0-2), schierando lo squalificato Vito Grieco, con i lagunari che presentarono un ricorso alla CAF sulle stesse basi di quello presentato dal Catania in precedenza. La decisione fu la stessa: assegnazione la vittoria a tavolino al Venezia, che comporterà a fine campionato la retrocessione in C1 del Catania, salvo poi essere ripescato assieme a Genoa e Salernitana.

Bilancio complessivo

Proprio per come è andato a finire l’ultimo caso trattato, possiamo concludere dicendo che nella nostro calcio le vittorie a tavolino hanno influenzato relativamente l’esito finale delle competizioni, sperando che questo possa accadere anche nel campionato odierno.

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Antonino Nicolò