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In Russia un arbitro è stato sottoposto alla macchina della verità

Fonte immagine: Pixabay

Nel mondo del calcio, si sa, le cose strane sono all’ordine del giorno. Ma certe volte si ha la sensazione che questo sport venga preso troppo sul serio. Al punto che vengono messe in pratica strategie e usanze che, in realtà, appartengono ad altri mondi. Lo scopriamo ad esempio in Russia, dove un arbitro è stato costretto a diventare “vittima” di un metodo riservato, ad esempio ai serial killer.

Ma andiamo per gradi e partiamo dall’episodio che ha scatenato tutto questo. La partita è quella tra Spartak Mosca e Soci, valida per la seconda giornata della massima serie di calcio della Russia. La gara è particolarmente movimentata, con entrate dure, diverse proteste e tanti cartellini sventolati. I padroni di casa sono in vantaggio per 2-1 quando a due minuti dalla fine, l’arbitro Vasily Kazartsev fischia un rigore per gli ospiti.

È un fischio molto dubbio, ma del quale usufruisce il Sochi che così pareggia. Il post-partita è una corrida vera e propria. Il tecnico dello Spartak Domenico Tedesco, lancia accuse contro Kazartsev. Ma ben di peggio farà Leodin Fedun, magnate del gas e proprietario del club. In prima battuta ha minacciato il ritiro della squadra dal campionato, ma poi ha proposto una soluzione singolare per il direttore di gara.

Per Kazartsev, infatti, è stato proposto il ricorso alla macchina della verità, per capire il suo eventuale grado di malafede nella decisione presa. Con lui ci sarà anche il responsabile al Var per quella partita, Alexey Eskov. Roba dell’altro mondo…

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Francesco Cammuca