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Ilaria Cusinato ha sconfitto la bulimia, anche la Pellegrini ne ha sofferto

ILARIA CUSINATO
fonte immagine: *ilariazucchero

Ilaria Cusinato è considerata l’erede di Federica Pellegrini, entrambe cresciute nella scuola veneta.

A soli 18 anni la Cusinato vince la medaglia di bronzo europea nei 200 misti. Da quel momento si accendono per lei le luci della ribalta.

Ma dietro gli autografi, la notorietà, le copertine, c’è un lato “oscuro”, quel lato che deve fare i conti con i tormenti interiori di una ragazzina diventata una star.

«Il mio primo, vero, collegiale di alto livello è stato un trauma. Eravamo a Flagstaff, Arizona. In mezzo a loro mi vedevo grassa, mi sentivo grassa. Io ero grassa. Io ero agli inizi, e mi sentivo allo sbaraglio. Sono iniziati così 2 lunghissimi anni di gravi disordini alimentari, che mi hanno ferita, che mi hanno portata all’esaurimento e che mi hanno messo di fronte a una grande montagna da scalare, la più alta di tutte: chiedere una mano».

Tutto questo ha un nome: si chiama bulimia ed è una malattia che colpisce il una larga fetta degli adolescenti italiani.

«Capitava anche due, o tre volte al giorno, che mi sfondassi di cibo. Il cibo mi faceva sentire piena. Soddisfatta. Poi il vomito auto-indotto. E il ciclo ripartiva. Ero capace di spendere 60 euro in un’unica spesa, tutta di dolci, che poi consumavo come in un raptus, la sera. Altre volte invece mangiavo pochissimo e vomitavo lo stesso, tanto era fragile l’equilibrio del mio corpo».

Oggi Ilaria Cusinato ha vinto la sua battaglia contro questo mostro, tornando pian piano ad un equilibrio fisico, psicologico e tutto da nuovo.

La verità è che i pregiudizi fanno dei gran casini e questa società non ne è libera. Soprattutto quando passi la tua vita in costume, soprattutto se sei una donna con talento.

Dello stesso problema ha sofferto anche la Divina, Federica Pellegrini, che ha confessato: «A 17 anni non mi piacevo più. Vomitare per me era rientrare nel mio corpo da ragazzina. Viviamo in costume, ci guardano… I pensieri degli altri facevano rumore e a me veniva da urlare».

Due testimonianze che valgono oro e che servono a spronare tanti giovani – e non- a farsi aiutare, a parlarne, così da affrontare e sconfiggere questo malessere.

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Fonte immagine: *ilariazucchero