in

Hamilton trionfa nell’anno di transizione

hamilton_lewis_Michael_Schumacher_ferrari
Fonte immagine: Wikipedia Commons

La vittoria maggiormente annunciata di sempre, con ogni probabilità, nella lunga storia della Formula 1. Perchè diciamoci la verità: forse nessuno ha mai dubitato del fatto che Lewis Hamilton avrebbe portato a casa il Mondiale 2020. Soltanto il Covid-19, nel caso in cui venissero del tutto annullate le attività in pista, poteva negare quest’anno il titolo iridato al pilota inglese, che in questo momento concentra perfettamente il pilota più forte e la vettura più performante.

Inutile anche stare a sottolineare che mai come quest’anno, la Mercedes sia stata la vettura perfetta. E lo si è notato in particolare in alcuni appuntamenti di questa strana stagione, un lungo giro d’Europa che ha trovato il suo culmine in Turchia, su un circuito in cui Hamilton ha storicamente fatto sempre fatica, ma che alla fine si è “arreso” alla firma del numero 44. E così, la settima meraviglia di Lewis è stata portata a compimento.

Grande pilota e grande macchina

Lo abbiamo già detto, il mix tra Lewis Hamilton e la Mercedes è stato perfetto, mai come quest’anno. Un dominio simile si è visto nel 2016, quando però i piloti in corsa per il titolo erano due, entrambi con la stessa vettura. In quel caso, alla fine, ad avere la meglio fu Nico Rosberg, per quella che è stata con ogni probabilità la più grande delusione della carriera dell’inglese. Più grande anche di quella del 2007, quando Raikkonen gli soffiò il titolo da rookie.

E sono in particolare due i momenti in cui è stata evidente la capacità, da parte della Mercedes, di avere una specie di onnipotenza tecnica e strutturale. La prima è arrivata proprio nella gara di casa del campione del mondo, a Silverstone: un intero giro, per giunta l’ultimo, con un cerchione che faceva le scintille sull’asfalto, ma alla fine Hamilton vinse. E poi anche in Turchia, quando il box ha rassicurato l’inglese sulla capacità delle sue gomme intermedie di reggere fino al traguardo.

Campione oltre ogni paragone

E poi c’è un altro aspetto che forse farà storcere più di un naso. Stiamo parlando dei paragoni tra Lewis Hamilton e Michael Schumacher, tornati di moda quest’anno dopo che l’inglese ha battuto diversi record appartenuti al campione di Kerpen. In primis quello delle gare vinte, ma anche e soprattutto l’aggancio al comando della graduatoria dei pluri-campioni del mondo. E checché se ne dica, questo è un paragone non facile da accettare.

Lungi da chi scrive questo articolo far prevalere questioni di campanile, visto che Schumi ha scritto la storia al volante di una Ferrari. Ma bisogna fare dei distinguo, che sarebbero evidenti con una lettura più approfondita. Hamilton, specialmente in Mercedes, ha avuto la possibilità di sfruttare il grande lavoro dei meccanici ma anche di chi ha spulciato al meglio il nuovo regolamento della Formula 1. Di contro, Schumacher è stato in primis un meraviglioso collaudatore. Basti pensare a quale fosse lo stato della Ferrari nel 1996, prima dell’arrivo del tedesco.

Perciò, lungi da noi sminuire il meraviglioso ciclo di Lewis Hamilton. Ma fare paragoni è un gioco che rischia di diventare scomodo.

Se volete seguire altre notizie sul mondo dello Sport cliccate QUI.

Fonte immagine: Wikipedia Commons

Francesco Cammuca