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STORIE CALCISTICHE: il “Miracolo di Berna”

L’impresa della nazionale tedesca ai campionati del mondo 1954, capaci di battere la squadra più forte dell’epoca: l’Ungheria.

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Fonte immagine: Instagram

Fra i sei gironi di questo europeo, quello a destare più curiosità è l’ultimo (F), dove il sorteggio ha messo di fronte squadre blasonate come Francia, Germania e Portogallo, con l’aggiunta dell’Ungheria a rappresentare la cosiddetta “cenerentola”.  

Ad una giornata dal termine della fase a gironi, però, l’Ungheria si è rivelata più di una semplice vittima sacrificale, riuscendo a strappare un punto contro i campioni del mondo della Francia, e tenendo quindi in vita le speranze di qualificazione nell’ultima partita contro la Germania.

Quella con i tedeschi, d’altro canto, non sarà una semplice sfida da dentro o fuori per i magiari, che non possono fare a meno di ricordare quello che in passato ha rappresentato uno dei rimpianti più grandi della loro storia.

IL MIRACOLO DI BERNA (SVIZZERA 1954)

Ci riferiamo, ovviamente, alla finale di Coppa Rimet disputata nel 1954 a Berna (Svizzera), che ha messo di fronte l’Ungheria e la Germania Ovest. 

La prima, conosciuta anche come “Aranycsapat” (in italiano “squadra d’oro”), arrivò agevolmente alla succitata finale, in perfetta linea con i risultati ottenuti nei precedenti quattro anni, in cui la squadra non perse neanche una partita. La seconda, invece, era una buona squadra, che si presentava come outsider e vogliosa di rialzarsi dopo gli anni bui del nazismo.

Alla vigilia, quindi, la squadra ungherese era chiaramente data come la principale favorita, avendo dalla sua parte giocatori del calibro di Puskás, Czibor e Kocsis. Ma, come spesso capita nel calcio, a dettare sentenza sarà il campo anziché i bookmakers: la Germania Ovest, dopo essere stata sotto di due gol già nei primi dieci minuti, riuscirà a prevalere sull’Ungheria, rimontando 2-3 grazie ad una superba prestazione di Helmut Rahn (autore di una doppietta), che consegnò alla “Mannschaftla sua prima storica coppa del mondo, nella partita che sarà ribattezzata in un secondo momento come “Miracolo di Berna”.

LE ACCUSE DI DOPING 

Però, più che il risultato della partita, è stata un’altra la scintilla che ha acceso la rivalità tra le due nazioni in questione: infatti, gli ungheresi accuseranno i giocatori tedeschi di aver giocato quella finale dopo aver assunto sostanze stupefacenti.

Ad avvalorare la tesi dei magiari furono le stesse condizioni dei tedeschi i giorni seguenti alla finale, con diversi di loro che vennero ricoverati in ospedale per una misteriosa infezione itterica. Per di più, i dubbi aumentarono dopo il rinvenimento di fiale sospette negli scarichi dei bagni della squadra tedesca; i dirigenti tedeschi si giustificheranno dicendo che queste contenevano glucosio e vitamina C, mentre negli ungheresi rimarrà ferma la convinzione che in realtà fossero fiale di “Pervitin” (sostanza dopante prodotta dal regime nazista a partire dal 1938). 

Tuttavia, i dubbi circa le condizioni dei giocatori tedeschi in quella finale non saranno mai chiariti, con la stessa FIFA che non si è mai preoccupata ad aprire un’indagine in merito. 

EURO 2020: PRIMA OCCASIONE DI RIVALSA

Dopo quell’incredibile finale elvetica, Germania e Ungheria non si sono mai più sfidate in incontri ufficiali, specie nelle competizioni europee e mondiali. 

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Proprio per questo, la partita in programma il 23 giugno, all’Allianz Arena di Monaco di Baviera, avrà un sapore speciale per le due squadre. Per i ragazzi di Marco Rossi, in particolare, una vittoria non solo garantirebbe, con ogni probabilità, la qualificazione agli ottavi di finale, ma vendicherebbe quella maledetta partita di 67 anni fa, con la possibilità di infliggere ai tedeschi la seconda debacle consecutiva in competizioni ufficiali (dopo quella del mondiale 2018), un’umiliazione che i teutonici non hanno mai provato nella loro gloriosa storia calcistica.

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