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25 ANNI DI CARRIERA DA CINEMA DEL CALCIO: FRANCESCO TOTTI

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Screenshot da 'Mi chiamo Francesco Totti'

Andare al cinema a vedere il nuovo film documentario “Mi chiamo Francesco Totti” di Alex Infascelli, è stato come rivivere non solo la carriera di un grande campione, forse il piu grande calciatore italiano di tutti i tempi, ma anche i miei primi 25 anni di grande passione per il calcio, quando la consapevolezza di amare questo sport correva accanto all’ascesa di quel giovane calciatore delle cui magie si sentiva gia parlare tra un servizio di 90’ minuto e l’altro.

L’esame di Totti

Si parte dall’immagine di Totti nella sua “casa”, il suo stadio, deserto e con le luci spente, l’Olimpico di Roma, e dalla sua notte prima degli esami in chiave calcistica, l’esame piu temuto della sua carriera, la sua notte prima dell’addio al calcio. Il giorno dopo, Totti deve superare l’esame piu duro della sua carriera, quello del congedo, e di 80.000 persone che gli dedicano quella clamorosa celebrazione che solo gli Dei del calcio ricevono circondati dall’umanita’ e dal calore, da quel palpabile grado di emozione e coinvolgimento, che solo in piazze come Roma, e con le tifoserie come quella giallorossa, si potranno, forse, ripetere, o forse mai piu’, perche forse mai piu’ esistera’ una storia di calcio ed amore come quella tra Totti e la Roma.

L’infanzia del Pupone

Riavvolgendo il nastro dei suoi ricordi ci si ritrova in un Totti bambino, che come molti di noi ai tempi in cui socializzare non era “social”, e ritrovarsi con gli amici non era collegarsi su una community della Play Station, giocava a calcio in strada, nel cortile della sua scuola elementare. Proprio per strada Francesco ambiva a guadagnare il proprio posto in campo, o meglio, nel cortile, tra i “grandi”, i ragazzi piu grandi di lui che fino al momento in cui il giudice supremo rotondo con la faccia del pallone da calcio non si fosse espresso concedendogli l’opportunita’ di calciare, relegavano il giovane Checco ed il suo bagaglio di timidezza ad osservarli giocare a “paperelle”, o “bullare”, o qualsiasi altro sinonimo di quel gioco in cui si aveva lo scopo di calciare forte e preciso per colpire dei bersagli, in quel caso umani.

Arriva il momento di fare sul serio, e di guadagnare le prime 5.000 lire dopo ogni gol che il papa’ e lo zio gli prometterono facendoli quasi andare in bancarotta, giocando prima con la Fortitudo, e poi all’eta’ di 10 anni con la Lodigiani, societa’ all’epoca foriera di grandissimi talenti, e che lui ironicamente definisce la “seconda” squadra di Roma dopo la As Roma, ed ovviamente prima per importanza della Lazio.

“Il ragazzo si fara’” e la voce circola, cosi’ Roma e Lazio si presentano alla porta della Lodigiani per portar Francesco ancor piu su fino all’ ”Olimpico” del calcio, e Francesco cosa sceglie? Inutile rispondere.

Gioca con il mito in testa ed il poster in camera di Giuseppe Giannini, detto il Principe, e sogna di diventare come lui.

Frequenta la curva giallorossa, gioca con le giovanili della Roma, ed un bel giorno, durante una partita del campionato Primavera in cui aveva gia fatto due gol, viene sostituito a fine primo tempo con il seguente messaggio: “vestiti, vatti a fa’ la doccia che devi partire con la prima squadra per Brescia”.

Lui non voleva neanche partire, aveva gia’ programmato il suo sabato sera da ragazzo normale, cinema e discoteca con gli amici, ed invece da quel giorno in poi, il Francesco ragazzo normale esce di scena e lascia il posto a colui che diventera’  Francesco Totti.

Gli esordi con Boskov, Mazzone e la crescita con Zeman

Esordisce con Boskov, ma cresce con Carlo Mazzone come allenatore, romano, romanista e padre calcistico putativo del giovane Totti. Matura con Zeman, che a fine anni 90’ lo completa come calciatore e come atleta, e si prepara per le sue stagioni piu importanti in carriera che lo portano, sotto la guida di Capello, alla conquista dello scudetto ed alla sua affermazione sul panorama mondiale come uno dei migliori calciatori dei primi anni duemila.

“Vincere uno scudetto a Roma e’ come vincerne dieci in un’altra citta’ qualunque”, ha sempre detto Francesco Totti sull’apoteosi del post-scudetto.

Sono poi gli anni di Totti e Cassano, e della loro splendida intesa che fara’ sognare i tifosi giallorossi con la loro fantasia. Gia’, quella fantasia che portera’ alla chiamata del Real Madrid dei famosi Galacticos, dei vari Zidane, Raul, Figo, R.Carlos, David Beckam, dobbiamo continuare? Ed e’ anche li che si inizia a comprendere il finale del film della sua carriera, il perche ci si ritrovi con 80.000 cuori giallorossi con gli occhi gonfi di lacrime in un 28 Maggio del 2017. L’uomo Francesco dice di no, gia’, e’ Francesco a decidere in quel caso, e non il calciatore. Il calciatore Totti sarebbe sicuramente andato a giocare con il club piu prestigioso al mondo, nello stadio piu imponente al mondo, insieme ai giocatori piu forti al mondo, ed a guadagnare cifre inimmaginabili per il Totti giallorosso. Ma e’ Francesco a dire di no, Roma e’ casa, i tifosi sono famiglia, e non ci sono soldi o fama a rendere un uomo piu uomo della propria casa e della propria famiglia di cui deve prendersi cura con il suo talento e le sue magie.

Il brutto infortunio e gli ultimi anni di carriera con Spalletti

Vediamo le forti immagini del terribile infortunio in un Roma-Empoli del Febbraio 2006, della durissima fase di riabilitazione e della lotta contro il tempo che gli consenti’ di scacciare la sua piu grande paura, quella di non poter partecipare al trionfale mondiale di Germania. E sempre forti e non certo per deboli di cuore sono le immagini del suo sguardo mentre attende di calciare quel pesantissimo pallone valso il gol su rigore che ci consenti’ di passare il turno contro l’Australia di quello stregone di Guus Hiddink, che dopo lo scherzetto del 2002 in Corea, ne stava gia’ pregustando un altro.

Gli ultimi dieci anni della sua carriera scorrono tutti con lo stesso leitmotive, un Totti straordinario, sempre piu goleador in una squadra sempre ai vertici del nostro campionato, senza pero’ ripetere l’impresa scudetto del 2001, pur andandoci veramente vicino, ma conquistando due coppe Italia ed una Supercoppa Italiana.

In questi anni Totti conoscera’ Luciano Spalletti, condottiero e suo piu grande alleato nelle battaglie della Roma “eterna seconda” di fine anni duemila, e grande nemico, dopo il suo ritorno, degli ultimi due anni della carriera di Francesco, che torna cosi’ ad essere umano, tornera’ ad essere quel bambino relegato ad osservare i “grandi” giocare. Stavolta, tuttavia, non avra’ piu’ l’appello di quel giudice supremo rotondo con la faccia del pallone da calcio dalla sua parte, a far ricredere Spalletti, ma cio’ gli non impedira’ di avere dalla sua parte un giudice molto piu esigente, il popolo giallorosso, che quel pomeriggio di un 28 Maggio 2017, con gli occhi gonfi di lacrime, lo incoronera’ Sacro Romano Imperatore, e fara’ riecheggiare l’urlo del suo nome nello Stadio Olimpico per l’eternita’.

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Screenshot da ‘Mi chiamo Francesco Totti’

Gianluca Gullo

Sommario
25 ANNI DI CARRIERA DA CINEMA DEL CALCIO: FRANCESCO TOTTI
Titolo
25 ANNI DI CARRIERA DA CINEMA DEL CALCIO: FRANCESCO TOTTI
Descrizione
“Mi chiamo Francesco Totti” è il film che racconta la storia del Pupone, andare al cinema a vederlo è stato come rivivere 25 anni di passione per il calcio.
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