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I segreti di Scariolo: “Livello alto se hai un buon gruppo”

Il tecnico italiano ha vinto un altro Europeo alla guida della Spagna

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Fonte immagine: Profilo Instagram @teamkeys_culture

Sergio Scariolo ha messo a segno un altro capolavoro, l’ennesimo della sua carriera in panchina. Tuttavia l’allenatore italiano non intende parlare di segreti o di altri stratagemmi che possono portare alla vittoria: “Non ho un segreto particolare alla base del mio successo con la Nazionale spagnola. Cerco di migliorare ogni giorno e di aiutare chi mi circonda a migliorare. Conosco a fondo il mio lavoro, il mio ruolo e la mia funzione”.

Il commissario tecnico della Spagna campione d’Europa ha fatto capire quanto è grande e intenso il lavoro quotidiano per riuscire a fare il massimo: “Ogni giorno cerco di migliorare la mia conoscenza tecnico-tattica, motivazionale e relazionale, cosicché tutti quelli che sono nella mia squadra possano beneficiare del mio sforzo. Più che una formula magica, direi che ho una passione molto forte che mi spinge a dedicare tante ore e tanto tempo al lavoro”.

Scariolo e il grande lavoro della Spagna

A Scariolo non piace parlare di metodi di lavoro che cambiano tra diverse nazioni. Anche perchè ogni Paese ha le sue caratteristiche: “Non mi piace fare paragoni tra la Spagna e gli altri Paesi. Sono realtà molto diverse su tanti punti di vista. Quest’anno, alla vigilia del torneo, si diceva che eravamo poveri di talento. Gli esperti FIBA ci davano all’ottavo posto nel power ranking, e credo che fosse una valutazione corretta pensando al livello di talento che avevamo a disposizione”.

Ecco allora che il lavoro di squadra e la coesione dei gruppi diventano aspetti cruciali per la buona riuscita di una manifestazione come gli Europei: “Negli sport di squadra va sempre considerato il fattore collettivo, che riesce a spostare il livello generale di una squadra in alto, in basso o a tenerlo in linea. Noi siamo riusciti a spostarci molto in alto. E credo che la nostra caratteristica sia stata sempre quella, anche negli anni in cui avevamo squadre più ricche di qualità, ben visibile anche a occhio nudo”.

A prescindere da tutto, Don Sergio resta un grande condottiero.

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