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Gli scontenti del calcio

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Fonte immagine: Facebook

In tempi di pandemia, toglieteci tutto ma non il gusto di abbuffarci di gol.

 

In un momento storico particolarmente difficile come questo risulta davvero difficile mettere d’accordo tutti, ansie e preoccupazioni la fanno da padrona, si cercano soluzioni per tornare il più brevemente possibile alla “normalità” ma nessuno ha la bacchetta magica e la conseguenza a tutti i livelli è la presunzione di potersi lamentare anche senza la minima cognizione di senso della realtà. Sono i social, bellezza.

Succede quindi che dapprima Dybala, in seguito Eriksen e infine Calhanoglu non riescano a trovare pace nei loro rispettivi club, in attesa di una collocazione in campo ancora indefinita e misera o soprattutto per chi ha la pretesa di ottenere un rinnovo monstre, evidentemente propedeutico (!) per tornare ad esprimersi a livelli accettabili, ignorando totalmente il senso del rispetto di base, tutto questo mentre il pianeta pallonaro rischia il default e si trascina in maniera fiacca perchè “The show must go on” a tutti i costi, appunto.

Succede poi che, malgrado tutto, anche in tempi di pandemia si riescano a trovare dei motivi per divertirsi. Sarà per gli stadi vuoti che hanno allentato la tensione, sarà per un approccio diverso di molti allenatori nostrani, (figli di Zeman e Zaccheroni piuttosto che Rocco e Trapattoni) ma in questi mesi post lockdown il numero di reti segnate nella serie A è aumentato in maniera esponenziale e per questo qualcuno storce il naso.

Ma come, proprio noi italiani che il mantra “difesa e contropiede” ce l’abbiamo nel Dna adesso dobbiamo violentarci al punto tale di preferire un frizzante 4-3 rispetto a un misero 1-0 di “capelliana” memoria?

Che poi, a volerla dire tutta, quello del calcio italiano tutto catenaccio e contropiede è solo un falso mito smontato pezzo per pezzo già dall’Italia vincente di Lippi del 2006 in cui a risultare decisivi oltre alla classe di Del Piero, Totti e compagnia bella ci furono orgoglio, senso di appartenenza e coesione del gruppo, mai come in quella circostanza dopo i tribolamenti di Calciopoli.

E che dire della Partita per antonomasia, ossia il 4-3 alla Germania dei mondiali messicani del ’70, siete sicuri che se Schnellinger non avesse pareggiato in spaccata e fosse finita 1-0, sarebbe stata comunque consegnata alla leggenda? Ne dubito.

Da che mondo è mondo, chi ci ha fatto appassionare a questo meraviglioso gioco sono stati quei calciatori dotati di classe sopraffina, capaci di giocate memorabili, ma non solo. Il ribaltarsi delle situazioni in 90 minuti appassiona, entuasiasma, trascina, coinvolge. Oggetti invisibili ad esempio, di Torino-Crotone, (0 tiri in porta dei padroni di casa ndr) solo per citare uno dei casi più recenti di come si possa rendere il calcio un qualcosa di molto simile al cloroformio. Quel Torino che Sandro Ciotti, storico radiocronista di Tutto il calcio minuto per minuto, definiva in modo quasi mistico: “la cui parabola ha ospitato ferite crudeli e successi epici e che il destino ha accarezzato come un fiore e trafitto come una lama saracena…“ Giusto per estremizzare il concetto.

 

Or dunque, il dilemma è atavico, e resterà irrisolto per molto ancora, ma ci piace pensare che Gianni Brera, che apprezzava lo 0 a 0 come il risultato ideale di una partita di calcio, simbolo della perfezione difensiva italica un po’ come quelle eccellenze culinarie del nostro paese, avrebbe gradito anch’esso l’abbondanza di un pirotecnico 3-3 come se, ad una pur buonissima mozzarella di bufala si preferisca per distacco un piatto di carbonara o una parmigiana di melanzane. Pur sempre di eccellenze si tratta ma l’effetto di sazietà aumenta, a dismisura.

E allora, abbuffiamoci, facciamo lievitare il piacere di un esterno come Gosens che si sgancia per raccogliere un cross dall’altra fascia e buttarla dentro come recita il dogma gasperiniano. Oppure esaltiamoci per il “dezerbismo”, le verticalizzazioni di Luis Alberto che hanno contribuito non poco alla scarpa d’oro di Immobile.

Santifichiamo la longevità di Ibrahimovic e la perseveranza di Cristiano Ronaldo, la forza brutale di Lukaku e tutto ciò che esalta la bellezza di questo vituperato ma irrinunciabile gioco.

 

Teniamoci questo “spettro” di prolificità e speriamo che duri, in questo caso non ci servirà nemmeno il vaccino.

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Fonte immagine: Facebook

Attilio Campobello

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Gli scontenti del calcio
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Gli scontenti del calcio
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Calcio: Aumentano i gol nella serie A post lockdown e qualcuno storce il naso non contento. Ma così è più bello e vi spiego perchè non ci stiamo snaturando.
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