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Fratelli Abbagnale: imprese degli italiani alle Olimpiadi

fratelli abbagnale
Fonte immagine: sportfair.it

E’ una delle pagine più belle dello sport italiano: la finale delle Olimpiadi di Seul nel 1988, quando i fratelli Abbagnale vinsero l’oro in canottaggio.

Un’impresa da molti ritenuta improbabile, vista la partecipazione della coppia inglese composta da Stephen Redgrave, allora ritenuto il più forte canottiere della storia, e Andy Holmes.

E proprio la sua imprevedibilità ha reso magica la gara, spinta da una delle telecronache più emozionanti di sempre, condotta da Giampiero Galeazzi.

Un traguardo dalla memorabile prima pagina della Gazzetta dello Sport, che intitolava “Abbagnale, miniera d’oro”. Il titolo richiamava non solo l’oro dei due ma anche quello di Agostino, il fratello minore, che qualche minuto dopo vinse il primo posto nel “quarto di coppia”.

In quegli anni dove i social non esistevano, essere sulla prima pagina della Gazzetta era il sogno di ogni atleta dalle grandi ambizioni.

Dagli inizi a Seul

E i fratelli Abbagnale di ambizione ne avevano fin troppa. La loro carriera iniziò dal tesseramento nel circolo Canottieri Stabia, dove svolgevano gli allenamenti guidati dallo zio, Giuseppe La Mura, ex canottiere. Sin da bambini, si svegliavano alle cinque e dopo un riscaldamento di 10 km, uscivano a remare fino alle otto. Dopodiché andavano a scuola ed il pomeriggio aiutavano la famiglia a lavorare nei campi. Un’educazione che li ha resi umili e determinati ma soprattutto talentuosi.

E grazie al loro talento riuscirono a far appassionare gli italiani ad uno sport, fino ad allora poco seguito, quasi sconosciuto. Giuseppe (capovoga), Carmine, (prodiere) e Giuseppe Di Capua(timoniere), hanno costituito uno degli armi più celebri della storia del canottaggio, divenendo vere e proprie leggende.

In un momento come questo, è proprio lo sport a renderci orgogliosi di appartenere al popolo italiano, un popolo che vanta atleti dalle imprese epiche.

In particolare questo episodio, è uno splendido momento di ritorno al passato, alla gloria azzurra, che speriamo tornerà con le prossime Olimpiadi.

Ma come hanno fatto i genitori Abbagnale a “sfornare” tre campioni olimpici?

Uno strano, ma fenomenale, caso del destino. Quando è stata inventata l’espressione “buon sangue non mente”, forse si pensava a loro.

Consigliamo di vedere il video attivando il volume, per “remare” insieme a Galeazzi verso il commovente e imprevedibile traguardo. Imprevedibile per gli altri ma non per noi di Hibet, che di previsioni ce ne intendiamo!

Maria Caterina Crugliano

Scritto da Maria Caterina Crugliano

Copywriter dell’ironia. I miei genitori devono ancora capire che lavoro faccio. Penso quindi scrivo (e rido).