in

Rio Ferdinand racconta Cristiano Ronaldo: “All’inizio pensava solo ai dribbling”

L’ex difensore rivive i tempi dello United

cristiano_ronaldo_Rio_Ferdinand_
Fonte immagine: Twitter

Cristiano Ronaldo ha segnato gli ultimi quindici anni della storia del calcio e sta continuando a scrivere record uno dopo l’altro. Ma c’è stato un tempo in cui il fuoriclasse portoghese non era ancora il giocatore che tutti venerano. Soprattutto nei primissimi anni in cui giocava con la maglia del Manchester United. CR7 era appena arrivato dallo Sporting Lisbona e stava cercando di adeguarsi al calcio inglese.

Di quei primi mesi in Inghilterra di Ronaldo ha parlato Rio Ferdinand. Il leggendario centrale difensivo ha descritto i tempi in cui Cristiano doveva ancora adattarsi. Sir Alex Ferguson lo amava ma doveva fare i conti con il gioco ancora troppo fumoso del portoghese: “Non è diventato un fenomeno immediatamente, ma aveva un’abilità incredibile e gli piaceva intrattenere il pubblico. Adorava dribblare e per questo veniva spesso rimproverato in allenamento”.

Buono per il circo?

Ferdinand ha raccontato anche un aneddoto che ha riguardato Cristiano Ronaldo e Ruud van Nistelrooy. I due hanno giocato poco insieme allo United, ma quanto è bastato per far perdere le staffe al centravanti olandese: “All’epoca allo United c’era Van Nistelrooy che era la stella, quello che segnava tutti i gol. Ronaldo aveva il pallone sulla fascia, cercava di dribblare mentre Ruud correva verso il centro dell’area. Ronaldo non gliela passa e Ruud impazzisce, comincia a urlare ‘dovrebbe andare al circo, non essere in campo a giocare a pallone’ e se ne va dal campo di allenamento. Ronaldo era triste e arrabbiato: ‘perchè mi dice così?’”.

Quell’episodio fece restare molto male CR7, stando a quanto racconta Rio. L’inglese, però, ha raccontato che quel trascorso con van Nistelrooy ha forse fatto scattare qualcosa nella testa dell’attuale juventino: “Aveva 18 o 19 anni, altri ragazzi avrebbero subito il contraccolpo e avrebbero perso fiducia in se stessi. Altri avrebbero continuato a fare le stesse cose, ma Ronaldo sapeva che in fondo Ruud poteva avere ragione e quindi da quel momento in poi a diventare importanti per lui sono state le statistiche, i gol. Le cose che lo avrebbero reso il migliore al mondo. Noi lo prendevamo in giro e gli dicevamo ‘guarda che non sei tu il vero numero 7 qui, hai davanti Best e Beckham’. E si vedeva che lui pensava ‘bene, come posso superarli?’”.

Se volete seguire altre notizie sul mondo dello Sport cliccate QUI.

Fonte immagine: Twitter

Francesco Cammuca

Scritto da Francesco Cammuca

Giornalista, 30 anni di vita all'insegna dello sport, tra ciò che si vede in campo e quel che lo circonda.