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Tiri Mancini

Roberto Mancini, allenatore della Nazionale, all'esordio con il Bologna
Fonte immagine: *Flickr

Donnarumma al PSG, Chalanoglu all’ Inter e poi… vabbè la lista è lunghissima. È quella delle maglie baciate e poi abbandonate, dei tradimenti con la migliore amica della moglie o, se preferite, la peggior nemica. In realtà non è altro che lo specchio della vita, come fosse una fatua commediola italiana anni 70.

Il problema è che quando siamo i traditori ridiamo tantissimo, quando siamo i cornuti neanche un po’. Unica consolazione: non siamo soli. Tutti i tifosi di una squadra si toccano contemporaneamente la nuca ed ecco spuntare qualcosa… Non prendeteci in giro e non prendiamo in giro, perché toccherà presto a voi e a noi. Il giocatore di cui ci siamo innamorati, calcisticamente parlando, riceverà un’offerta più succulenta e saluterà, perché è un professionista che dà il massimo quando indossa qualsiasi maglia, indipendentemente da quale sia.

Oggi vi regalo un aneddoto sull’allenatore della Nazionale Roberto Mancini, che rappresenta un caso atipico. Ha giocato poco nel Bologna, ma è ancora amatissimo. La storia merita. A 13 anni fa un provino, il Mister è Marino Perani, l’ala del settimo, e purtroppo ultimo…, scudetto rossoblù. Roby fa un paio di stop perfetti, due lanci precisissimi e dopo appena 10 minuti viene sostituito. Si avvicina alla panchina sorpreso e indispettito ed ecco che il Mister gli dice sottovoce: “Adesso vai subito a far la doccia, non parli con nessuno, prendi l’autobus e vai in sede a firmare il contratto. Subito!”.

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Il campione si vedeva immediatamente, tanto che a 16 anni esordisce in prima squadra, visto che il Presidente Fabbretti era in difficoltà economica, e i soldi non correvano, non correvano nemmeno i senatori… Lui segna nove gol e diventa l’oggetto del desiderio di tante società. Se lo porta a casa la Sampdoria, per un paio di miliardi di lire e qualche calciatore di secondo piano. Ma quei quattrini servivano.

Mancini inizia una grande carriera, però tutti sanno che non se ne è andato per sua scelta e sono 40 anni che il pubblico di Bologna lo applaude. A proposito, com’era a 16 anni? Fortissimo, ovvio, ma Marco Macina era più forte di lui, lo ha ammesso anche Roby. “Però non aveva la testa…” ha aggiunto. E infatti ha smesso a venticinque anni. Mancio, invece, aveva piedi e testa e la sua carriera, anche da allenatore, parla.

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Fonte immagine: *Flickr.