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Emmanuel Eboué: la verità è difficile da raccontare.

Boulé ha pensato al suicidio
Fonte immagine: *Wikipedia Commons

L’ex difensore ha vissuto un periodo buio della sua vita, in cui ha pensato anche al suicidio.

 Non è vero che se sei un calciatore la tua vita sarà sempre bellissima e perfetta, perché se fondi la tua vita esclusivamente sul denaro, quando questo verrà a mancare ti ritroverai in un tunnel senza fine, in un vortice nero che non ti lascia scampo, passando da una situazione disperata all’altra.

Questo è proprio quello che è successo a Emmanuel Eboué: la sua più grande colpa è stata quella di non aver pagato il suo ex procuratore Sebastien Boisseau.

La FA infatti ha deciso che proprio per il mancato versamento di un milione nelle tasche di Boisseau, avrebbe dovuto essere squalificato per un anno intero falla FIFA.

Da quel momento Eboué non si è più ripreso. Qualche anno dopo, nel 2018, durante un’intervista rilasciata per Mirror, ha confessato senza peli sulla lingua di aver pensato di volerla fare finita, di aver pensato al suicidio come unica via di uscita e ha affermato anche: “La FA mi ha sospeso da qualsiasi attività, non avevo il diritto di allenarmi con un club. Mi allenavo da solo e mi vergognavo. Andavo a correre al mattino, ma c’erano persone che si stavano allenando e venivano a fare qualche foto. Poi mi sono dovuto allenare di notte, non c’era luce, ma non potevo restare a casa”.

Davvero una decisione così rispecchia le regole del gioco e del fair play? Per carità, non è bello non versare un milione a chi lo devi, ma la squalifica è davvero educativa?

Sicuramente ha giocato col senso di colpa di quest’uomo, ma se si fosse ucciso davvero?

Ha affermato anche di vergognarsi molto anche di fronte ai suoi figli: “Quando ho visto i miei figli, mi hanno chiesto quando sarei tornato in campo, così quando uscivo la mattina fingevo di andare al lavoro. Stavo fuori e andavo a casa quando i miei figli erano già a letto, non volevo che mi chiedessero perché non mi vedevano giocare”.

Eboué ha ammesso di essere stato costretto a prendere antidepressivi quando il mondo gli è crollato addosso per la squalifica, chiudendosi in casa per giorni interi. Una brutta storia, che poteva essere evitata.

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